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Presentazione

Piccole narrazioni, piccole storie di donne comuni. Storie minori. La vita nelle sue manifestazioni quotidiane fatta di piccole cose, forse per alcuni, insignificanti. Realtà vissute. Esperienze individuali, circoscritte a una realtà anch’essa minore, periferica.

Narrazioni individuali ricostruite attraverso la memoria, oltre la quotidianità per esprimere una condizione in cui altre donne comuni, di altre realtà periferiche, si possono riconoscere, seppur nella diversità di luoghi e situazioni.

Un agire ordinario  di piccoli gesti, una forma di resilienza intesa come capacità di far fronte e superare le avversità, per restituire significato alla propria esistenza e dare senso e autenticità all’esistenza dell’ altro. 

Link:  Memoria collettiva clarense - Donne che migrano per lavoro
Video: Donne che migrano per lavoro

La pubblicazione accoglie opere pittoriche, manufatti,  sculture, installazioni che meglio interpretano il percorso tematico, originale e inedito, che intende ri-scoprire la peculiarità del femminile. Cinque le sezioni:

I Sezione: Come la Terra, l’Acqua, l’Aria, il Fuoco;
II Sezione:  I Misteri primordiali di trasformazione;
III Sezione: Il Corpo;
IV Sezione Consapevolezza;
V Sezione: Vita Creativa.

Un’ opera unica nel suo genere  per promuovere una cultura orientata a rivalutare la donna in quanto persona, apportatrice di valore e dignità.

Link: Con occhi femminili
Video: Con occhi femminili

Corrado Stajano, Eredità

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Spunti di riflessione/
Memoria involontaria ed eredità sommerse

“Perché il dovere di non dimenticare il passato sempre presente?” Motivo conduttore della scrittura di Stajano (Corrado Stajano, Eredità, Il Saggiatore, Milano, 2017, pp. 165, € 18.00), la memoria, in un dialogo continuo con l'attualità. “È difficile, forse inutile, si sa, cercare di evocare il passato, gli sforzi della memoria, dell'intelligenza e anche dell'immaginazione risultano vani.

Talvolta una fuggevole sensazione, un antico gesto, lo scorcio di un paesaggio, un suono riescono misteriosamente a farlo ritrovare”. La memoria involontaria riporta così alla luce eredità sommerse.
La prospettiva dal basso della narrazione: “Ero anch'io un figlio della Lupa” conferisce al racconto un sentore di straordinaria inconsapevolezza della guerra incombente. Il Figlio della Lupa - un padre soldato e una madre che, da ragazzina, nel '15-'18 non ha dimenticato la tragedia della guerra, con Caporetto, i profughi del Friuli - conosce dal “Corriere dei Piccoli” le vicende straniate di un mondo fiabesco illustrate dal signor Bonaventura. Ma come spinto da una forza segreta, si schiererà sempre dalla parte dei perdenti. Quando la guerra comincerà ad incendiare l'Europa, dopo gli attacchi dei sottomarini tedeschi contro la portaerei inglese “Courageous” nella Manica, l'affondamento della corazzata Royal Oak, e anche quando il 30 novembre l'Unione Sovietica aggredirà la Finlandia, il Figlio della Lupa farà il tifo per i soldati con le tute bianche del maresciallo Carl Mannerheim. Vede al cinema, nei cinegiornali dell'Istituto Luce, gli esperti sciatori combattere sulla neve contro il gigante russo.

Angela Strashnaia, circense russa, clarense di adozione

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Testimonianze

A Chiari, Angela abita da cinque anni, e lavora con gli anziani. Non ha mai raccontato la sua storia, così diversa dall’ordinario. Ha portato dalla Russia un baule di foto, fa quasi venire la voglia di farci una mostra. Angela è figlia d’arte. Il suo racconto inizia sfogliando questi  album, ma non si è concluso. La vita del circo è intrisa di umanità e passione, troppo ricca, faticosa e libera  per poter essere imbrigliata in poche righe.

Gianluca Gabrielli, Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell'infanzia nella prima metà del Novecento

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Scuola/
Quando si insegnavano militarismo e obbedienza (ma anche oggi...)

Nello spazio chiuso delle aule come in piazza, nell'associazionismo scolastico e extrascolastico, la scuola rappresenta un ambiente privilegiato per il controllo, la nazionalizzazione e militarizzazione dell'infanzia.
Il saggio divulgativo e ben documentato di Gianluca Gabrielli (Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell'infanzia nella prima metà del Novecento, Edizioni Ombre corte, Verona, 2016, pp. 127, € 13,00) accompagna una mostra curata dallo stesso autore e distribuita da Pro Forma Memoria. Il percorso attesta il coinvolgimento di bambini e bambine, adolescenti, presidi, insegnanti e famiglie attingendo a fonti iconografiche, giornalini e quaderni con copertine illustrate, carteggi epistolari gestiti dalle scuole, riviste per docenti, registri personali, resoconti, circolari ministeriali, libri scolastici prodotti nella prima metà del Novecento.
A partire dalla guerra di Libia, la rivista laica “I diritti della scuola” recepisce il messaggio degli insegnanti pronti alla sottoscrizione per donare aeroplani, sollecitati dal mito tecnologico della guerra aerea, e la posizione dei docenti favorevoli alla solidarietà patriottica e inclini a sollevare dubbi negli allievi.
Nel “Corriere dei piccoli” la guerra è presentata come giusta, ma cosa da grandi. Tuttavia, nell'ultimo anno della Grande guerra l'interventismo condiziona l'infanzia, destinataria delle storie. Il personaggio Italino ne è il protagonista. Viene istituita l'ora settimanale dedicata al conflitto in corso, ma si sollecita anche il conforto ai soldati con lettere, e l'elaborazione collettiva del lutto.
Comitati di organizzazione civile, patronati, maestri volontari e associazionismo femminile si occupano della tutela e assistenza dei bambini nel periodo estivo.

Incontro con Luca Bonaffini, La protesta e l'amore. Perchè cantavamo e facevamo i cantautori

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

                                                                                         

  Si parla di musica oggi a scuola. Una  bella opportunità a studentesse e studenti dell’ IIS Luigi Einaudi di Chiari offerta da Luca Bonaffini, autore, compositore di musica, cantautore mantovano.  Un po’ schivo, gli occhi nascosti sotto un cappello grigio a tesa larga, si dimostra generoso nel suo dialogo  coinvolgente e sciolto.

Nonostante la mattinata uggiosa di freddo e di pioggia, l’atmosfera si riscalda in fretta. L’aula magna cambia la sua veste rigida e formale, diventa uno spazio accogliente come rinnovato da un calore speziato, acceso di parole e musica. Ne scaturirà una lezione di vita.

Cos’è una canzone ?

Preferisce un rapporto amichevole e dialogico, con il giovane pubblico. Sarà Samantha, chitarrista, a vincere la timidezza. Prende il microfono e risponde  alla domanda: cos’è una canzone.

“Sono parole che compongono una metrica, ogni parola ha un suono, unite formano una canzone.”

Dalla chitarra di Samantha si fa un percorso a ritroso, fino alla musica di strada al tempo dei menestrelli,  i cantimpanca, in piedi sopra panche per cantare storie e scuotere le coscienze.   Invece, per la musica di corte, veniamo a sapere che  Isabella d’Este è forse la prima cantautrice della storia: canta e compone musica su testi.

Perché cantavamo e facevamo i cantautori

La storia della musica d’autore italiana, dal secondo dopoguerra ai nostri giorni, introduce all’antico mestiere del cantautore. Le parole di una canzone nascono dal bisogno di esprimere quell’ingorgo di stati d’animo che albergano in noi. Serve la voce per poterle cantare.

Simona Meriano, Stupro etnico e rimozione di Genere. Le vittime invisibili

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Quando lo stupro è etnico/
Il caso Serbia

Il saggio di Simona Meriano Stupro etnico e rimozione di Genere. Le vittime invisibili (Edizioni Altravista, Pavia, 2015, pp. 162, € 18,00) offre uno sguardo antropologico al fenomeno degli stupri etnici, alle complesse implicazioni sociali, culturali, politiche e giudiziarie che li portano ad essere rimossi da tutte le storie di guerra. Gli stupri di massa vengono altresì considerati nel rapporto tra potere e memoria.
Simona Meriano inquadra la tematica nel più ampio contesto della storia del Novecento. Se nel secolo XX lo spostamento delle azioni violente di stupro è avvenuto passando da “diritto momentaneo”, concesso dopo le conquiste di un centro abitato, a strategia politica militare già prestabilita, dopo la guerra di Bosnia-Erzegovina, gli stupri di genere costituiscono un'emergenza planetaria.
Cinquant'anni dopo Auschwitz, il conflitto nei Balcani si è tramutato in un piano di sterminio della popolazione civile. Per creare la grande Serbia, i villaggi vengono depurati dalla popolazione civile musulmana, gli uomini mutilati e uccisi, le donne stuprate. Tra il 1992 e 1995, lo stupro di massa, la violenza sulle bambine, le gravidanze forzate creano l'illusione di poter modificare la composizione etnica della Bosnia Erzegovina costringendo le donne musulmane a partorire figli di “razza pura serba”. Tuttavia fallisce il tentativo di creare un nuovo stato etnico puro, poiché i bambini nati dagli stupri sono invisibili, anche se l'identità abortiva risulta ancora più perdente dell'identità invisibile.

L'autrice parte dall'assunto che considera lo stupro etnico espressione sintomatica della finzione identitaria voluta da un “noi” maschile, sedicente superiore, che sceglie e definisce l'alterità due volte, in base a criteri etnici e di genere. Nello specifico, nello stupro etnico in Bosnia- Erzegovina, l'identità di genere dominante maschile e l'identità di etnia superiore serba sarebbero arbitrariamente costruite e armate contro la donna, due volte “altra”.
Infatti, nell'immaginario maschile serbo, le donne bosniache musulmane assumono le sembianze delle femmine turche. Colpevoli di tradimento a causa della conversione all'islam da parte dei loro antenati, sono utilizzate per attuare la pulizia etnica in nome della vendetta serba.

Milton Fernández, Donne. Pazze, sognatrici, rivoluzionarie

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Tante donne/

Storie uniche

Il libro Donne. Pazze, sognatrici, rivoluzionarie (di Milton Fernández, Rayuela Edizioni, Milano, 2015, pp. 260, € 15,00) prende vita ad Aiguà, un paesello sperduto nella nebbia a sud-ovest dell'Uruguay, in una casa malandata vicino una discarica. Parte da sé, Milton Fernández, dal mistero tenuto nascosto per anni. Di quella sorella capitata un giorno in casa senza preavviso, senza sapere da dove. Una ferita di dolore, poi stemperata nella riconciliazione di una madre e una figlia, dopo cinquant'anni. Un universo ancora tutto da esplorare, per Fernández, quello femminile, insondato nelle sue pieghe complicate e nascoste. Un mondo tuttora debitore di una storia scritta con mano e occhi maschili. E le donne, se compaiono, lo sono come categoria sociale, raramente soggetti autonomi.
L'autore agisce per sottrazione. Toglie il velo e fa uscire dall'ombra biografie ritratte nella loro dignità sofferta. Ampio l'arco cronologico, dalla Francia di Richelieu ai nostri giorni, alle vaste aree geografiche tra i continenti nelle terre più remote. Narrazioni brevi per un racconto della storia da un'angolatura dal basso, per ampliare la prospettiva che si fa più acuta, sottile. Vite di singole donne o vicende di storie collettive di intere comunità. Conosciute oppure anonime, raccolte in trentadue ritratti delineati con cura, dalla scrittura sciolta e misurata, capace di emozionare e restituire testimonianze vive che pulsano e si dischiudono a chi le vuole accogliere.
Un'istantanea fissa lo sguardo veggente di María Sabína. Nel Messico meridionale è la “buffona sacra”. Conosciuta come “Mujer espiritu”, la curandera sciamana, canta in mazateco, mangia i funghi della saggezza e compie miracolose guarigioni. Lo studioso Gordon Wasson, grazie a lei, riuscirà a isolare il principio attivo di quei funghi, utilizzati dieci anni dopo nella medicina psichiatrica.

Dario Fo razza di zingaro

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

 

 

Quel pugile sinto,
eliminato dai nazisti

All'inizio dell'anno sono usciti in libreria, a distanza di un giorno, due libri, due romanzi che ripercorrono la vita di Johann Rukeli Trollmann, un pugile zingaro, sinto, tedesco, che dal ring dette non poco filo da torcere al nazismo. Finì deportato e poi ucciso nel lager di Nevengamme, vicino ad Amburgoa
Pubblichiamo qui una recensione di ciascun libro. Claudia Piccinelli si occupa diRazza di zingaro, di Dario Fo. Nicoletta Vallorani, a sua volta, di Alla fine di ogni cosa di Mauro Garofalo.
Sempre di Johann Rukeli Trollmann si è occupato, in “A” 382 (estate 2013) Giorgio Bezzecchi (“Il pugile zingaro che sfidò il Terzo Reich”) recensendo il volume di Roger Repplinger Buttati giù, zingaro (edizione Upre Roma, Milano, 2013, pp. 292,  12,00).

1/ Il linguaggio e le tavole di Dario Fo, dalla parte dei sinti

Si apre con “Allenamento in palestra” la prima pagina del libro Razza di zingaro di Dario Fo (Chiarelettere, Milano 2016, pp. 160, € 16,90), storia vera di Johann Trollmann, detto Rukeli, sinto tedesco campione di boxe. Altre dieci tavole dell'artista illustrano la storia del pugile, che si vedrà negato il titolo di campione dei pesi medio-massimi perché indegno di rappresentare la Germania ai giochi olimpici. Verrà fagocitato dalla spietata macchina nazista.
La narrazione di Dario Fo ha l'andamento di una fiaba zingara. Nell' avvincente affabulazione, si avverte la musicalità del linguaggio parlato, fedele alla cultura orale del popolo zingaro.
Nella tavola “Il pugile danzante” è dipinto il talento di Rukeli, Albero, in lingua romaní: albero maestoso, forte e agile, flessuoso, per questo capace di resistere, mai piegato dal vento.
Johann, bambino musico, suona il violoncello. Sogna di fare il pugile. A otto anni, si rivela un caso di talento unito all'intelligenza. Verrà addestrato nella boxe come nella doma dei cavalli: niente carezze, niente zucchero. A quattordici, mostra già di avere stoffa. A ventuno, campione dei pesi medi della Germania nordoccidentale, ma a suo carico una denuncia per aggressione. Un equivoco. Scartato in realtà perché non ritenuto degno di rappresentare la Germania ai giochi olimpici di Amsterdam.

"Uomini ignudi" Alle radici del pregiudizio e della passività - Recensione di Paolo Finzi

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Uomini Ignudi

“Uomini ignudi”/Alle radici del pregiudizio e della
 
passività

Re – Provate a guardarli... avete visto che faccia hanno? Avete mai visto uno di loro che vi sorride? Li avete sentiti come parlano?
Narratore – Quell'ometto dai corti baffetti neri riteneva che fossero nemici da combattere quelle persone che avevano un aspetto diverso dal suo che parlavano una lingua che non comprendeva.


Con queste parole si apre il testo Uomini ignudi.   Bella (e carsica) la storia di questo spettacolo.La prima teatrale si è svolta nel novembre 2009, ancora in fase di completamento, sul vagone Agorà di un treno per Auschwitz. Due le performance: per gli studenti in visita al lager di sterminio, la seconda per partigiani, ex deportati, alcuni sinti e rom, associazioni, gente comune anche loro in viaggio. In seguito, una decina le rappresentazioni in scuole e in altri contesti, con due diverse compagnie e regie, nelle provincie di Brescia e Bergamo.
Il testo della performance, scritto dalla nostra collaboratrice Claudia Piccinelli, è giunto alla sua terza regia, quella di Riccardo Colombini.
Ho assistito, lo scorso 25 gennaio, al teatro Lirico di Magenta (Milano), alla rappresentazione riservata ad alcune centinaia di studenti delle scuole superiori. Anche la replica serale aperta a tutti ha registrato un bel pienone.

Eppure non ti avevo invitato, Maurizia Catozzi

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Parkinson/
Non compassione, ma aiuto per l'autonomia(possibile)

la malattia aiuta ad ascoltare
i rumori della vita


Eppure non ti avevo invitato (di Maurizia Catozzi, qp Edizioni, 2015, pp.104, € 12,90) vuole essere testimonianza di un'esperienza in cui il limite della malattia diventa opportunità, rivelazione di doti profonde inaspettate, occasione per frugare nel proprio vissuto e scovare pieghe umettate da un balsamo lenitivo dalla grande forza resiliente. Maurizia Catozzi, classe 1954, conosce prima dei sessant'anni il morbo di Parkinson. Da lei definito con ironia e distacco Mr. P, l'ospite indesiderato, invadente e subdolo si impone come invitato e suo compagno di viaggio occupandosi delle più piccole azioni quotidiane, per ostacolarle.
Conoscere l'approfittatore sconosciuto è la prima mossa per avversarne l'operato. Così, come in una partita a scacchi giocata in difesa, da dilettante, Maurizia può studiare con precisione ogni contromossa. Allo sconforto per non riuscire allacciarsi un bottone della camicia o la stringa delle scarpe, impugnare una penna, un pennello, parlare, camminare, oppure all'umiliazione per la lotta quotidiana contro le barriere di un'architettura ancora troppo distratta - l'assenza di corrimano lungo le scalinate, salire su un autobus o un treno - reagisce con la forza della volontà e la perseveranza nello sforzo.

Eppure non ti avevo invitato

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Eppure non ti avevo invitato

Catozzi volto di donna

Volto di donna (Maurizia Catozzi)

Intervista a Maurizia Catozzi
CLAUDIA PICCINELLI
Ho avuto la fortunata occasione di incontrare una donna tenace, volitiva, impegnata nella sua quotidiana battaglia contro il Parkinson. Maurizia Catozzi, milanese di origini, ma bresciana di adozione, con il suo libro Eppure non ti avevo invitato, tende una mano a chi vuole trovare la forza per non lasciarsi travolgere dagli eventi.

Silvia Vegetti Finzi Una bambina senza stella

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

La bambina invisibile

L'infanzia possiede risorse segrete per superare le difficoltà della vita. Lo testimonia una bambina senza stella, che conosce fin dalla nascita la disperazione dell'abbandono. Ma imparerà prima degli altri a fare ricorso alle proprie risorse interiori.
Silvia Vegetti Finzi, (Una bambina senza stella, Rizzoli, Milano, 2015, pp. 229, € 18,50) padre ebreo e madre cattolica, appartiene alla generazione di famiglie e bambini travolta, il secolo scorso, dalla catastrofe della guerra.
“La nostra vita non è tanto quella vissuta, quanto quella narrata, che non cessa mai di ricercare il senso del nostro destino”, scrive nella sua memoria autobiografica.
L'autrice guarda alla grande storia dal basso, con gli occhi dell'infanzia. La prospettiva sulla realtà si arricchisce dello sguardo di bambina. Mette al centro bambine e bambini, da sempre esclusi e muti. Un'infanzia invisibile, taciuta anche nella famiglia, insieme a molte altre testimonianze.
La bambina, ora adulta, raccoglie frammenti di ricordi per intravvedere un ordine. Vince il pudore della parte più intima e segreta, spesso sepolta sotto i sedimenti della memoria, là dove si dischiude il nocciolo dell'identità di ognuno. Così, allo stesso tempo, infrange un'omertà che ha impedito a generazioni di ricordare. La scoperta delle fotografie dei campi di sterminio nascoste sotto una pila di lenzuola rivelano il “non detto”, pesante più delle parole. Nomi di luoghi lontani e sconosciuti come Mauthausen, Auschwitz, origliati dietro la porta, insieme alla storia del nonno e degli zii scomparsi, emergono dal silenzio e infrangono un'omertà che ha impedito a una generazione ferita di ricordare.

Alex Corlazzoli, #lacattivascuola. Un'inchiesta senza peli sulla lingua

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Una fotografia
delle nostre scuole

Nel suo reportage sulla scuola (#lacattivascuola. Un'inchiesta senza peli sulla lingua, Jaka Book, Milano, 2015, pp. 115, € 12,00), Alex Corlazzoli, insegnante, giornalista e scrittore dichiara di aver seguito le orme del grande giornalista e saggista polacco Ryszard Kapuciski, nell'accurata ricerca di documenti, raccolta di materiale, conversazioni e osservazioni sul campo. Con taccuini, penna, macchina fotografica intende svelare l'altra faccia, quella che non si vede, per provocare un dibattito più ampio sulla natura della scuola pubblica italiana.
Emerge una scuola con gravi ferite: oltre il 70% degli edifici presenta lesioni strutturali. Soprattutto bollino rosso per le Regioni del Sud: solo tra Calabria, Campania e Sicilia, 12.965 istituti in caso di terremoto potrebbero subire gravi danni. Secondo il rapporto sulla sicurezza e la qualità della scuola di “Cittadinanza attiva”, tra settembre 2013 e agosto 2014 si sono verificati, al Nord come al Sud, trentasei casi di cadute di solai, tetti, controsoffitti, distacchi di intonaco. Trentanove ragazzi hanno perso la vita. E mentre le scuole crollano, il Miur attiva convenzioni con le multinazionali. Come la Dusmann, ma non è in grado di provvedere alla manutenzione degli infissi. Si registrano storie di mancata integrazione. Se gli alunni con cittadinanza non italiana sono 802.844, il 9% del totale degli studenti, l'ultima riforma della “Buona scuola” di loro non parla. Una sola citazione del termine stranieri. Eppure, nei dati recenti riportati dalla fondazione ISMU (Iniziative e studi sulla multietnicità), alle superiori percentuale con ritardo didattico degli alunni con cittadinanza non italiana sale al 65,1%, a fronte del 23,3 % degli alunni italiani.

DOPO Licia Pinelli

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Con la speranza
che il mondo cambi

Alla fine della vita ciò che conta è aver amato. 
Parole lette, rimaste impresse nella mente di Licia Rognini Pinelli e poste in chiusura del suo bel libro, piccolo e toccante. Dopo ( Enciclopedia delle donne, Milano, 2014, pp. 80, € 10,00) è la scrittura intima e privata, sofferta e autentica di una donna, del suo coraggio di fronte allo sgomento, rabbia, dolore per la morte innocente del marito Pino, “il ferroviere anarchico”, “caduto” dal quarto piano nel cortile interno della Questura di Milano. Molti i dubbi sulla tesi del suicidio di Pinelli qualche giorno dopo, alla notizia che la strage alla banca dell'Agricoltura di piazza Fontana del 12 dicembre - diciassette morti, ottantotto feriti - fosse stata compiuta da suoi compagni anarchici.
Quel dicembre 1969 segnerà una cesura tra un prima e un dopo, una ferita pubblica e un dolore privato, quello che non fa notizia.
Per Licia Pinelli il “dopo” è il tempo della cura, della ricomposizione nella “normale quotidianità”, del riprendere in mano la vita, sua e delle sue figlie bambine. È anche il tempo in cui la fragilità inflitta dalla sofferenza diventa forza resiliente.

Lasciarsi cadere. Racconto da un mondo minore

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

L'ultima àncora  
prima del vuoto

Brigitte Schwaiger, scrittrice e poetessa austriaca, classe 1949, esordisce giovanissima, con la sua prima opera Perché il mare è salato?. Ricompare dopo anni di malattia e cure psichiatriche con Lasciarsi cadere. Racconto da un mondo minore (traduzione di Giovanni Giri, Edizioni Gran vía, Narni – Terni, 2013, pp. 134, € 11,80). Molto più di un'autobiografia, la scrittura convulsa a tratti liberatoria di Schwaiger trova spazio nella Collana altrevie, aperta anche a nonfiction novel, memoir e alle autrici e autori meno omologati. Il racconto da un mondo minore squarcia le ombre che si abbattono sulla psiche di una donna dalla scorza tenera, fagocitata da un padre medico, fanatico del lavoro, nazista, molestatore di bambini. Una nonna sopravvissuta al campo di Theresienstadt e una madre guardiana della morale, facciata da borghese. Donna rigida, ostile, chiusa, sempre da assecondare, morirà suicida a sessant'anni. Intanto, le mortificazioni attanagliano l'infanzia, un bambino è cattivo se non vuole bene ai genitori.

L'albero delle farfalle.I mondi della porta accanto

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Le persone bambine:
da ascoltare

Alla scuola de L'albero delle farfalle. I mondi della porta accanto (Edizioni Piagge, Firenze, 2014, pp.64, € 11,00) si parla di cose da grandi. In questa scuola speciale popolata da farfalle aquilone danzanti trasportate da papà vento, e da “persone bambine” viaggiatrici con la mente, la realtà infarcita da pregiudizi e stereotipi irrompe a pungolare i pensieri di grandi e piccini.
Il libro di Giovanna Panigadi, nato dalla sua esperienza di insegnante in una scuola pubblica dell'infanzia in provincia di Reggio Emilia, propone un percorso corale di esplorazione dei mondi invisibili “della porta accanto”. Lo sguardo sul mondo è diretto, senza panegirici né macchinose costruzioni fantastiche.  Così si scopre che il lupo non è cattivo, se ti vede non ti assale, anzi, ti guarda e scappa! Come è successo davvero di recente sulle colline di Montecavolo, Quattro Castella, Vezzano e Salvarano. All' “Albero delle farfalle” si impara a discutere dei fatti della vita, in un'assemblea “che è quella cosa che fanno tutti insieme, al mattino, su dei sedioloni grossi e tutti uniti che chiamano gradoni”. Si impara a conoscere che quelli chiamati “zingari” non rubano i bambini. Si impara che il mondo è fatto di tante diversità. Si scopre che a volte le persone adulte dovrebbero ascoltare di più le persone bambine, e lasciarsi pizzicare per non sprofondare nel torpore dell'indifferenza.
Alla scuola dell' “Albero” si assapora la curiosità, si impara a non rassegnarsi, a non diventare impassibili alle ingiustizie.

Tra diagnosi e peccato

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

La devianza
come malattia?

Il saggio ben documentato di Chiara Gazzola (Fra diagnosi e peccato. La discriminazione secolare nella psichiatria e nella religione, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2015, pp. 276, € 24,00) pone sotto la lente focale, in una dialettica passato-presente e in un'ottica globale, le interferenze delle istituzioni mediche e religiose nelle scelte dei singoli “ Da sempre esistono individui che hanno l'esigenza di sottrarsi all'omologazione. Troppo spesso le istituzioni interpretano i bisogni altrui attraverso giudizi dentro i quali si nasconde il potere per discriminare ed esercitare un controllo emotivo”.
L'autrice, di formazione antropologica, dimostra attraverso un approccio storico, sociologico, antropologico come la diversità sia considerata indice di irrazionalità e insensatezza, una minaccia al corretto funzionamento dell'ordine morale e sociale. Sottolinea il carattere ambiguo, soprattutto nell'ambito della classificazione delle malattie mentali in psichiatria: l'anomalia, come antitesi di normalità, è irretita da attributi morali. L'ambito psichiatrico contribuisce ad alimentare il nostro pregiudizio rispetto a ciò che per noi è alienazione mentale, follia. Per altre culture, invece, rappresenta l'esternazione di uno spirito che porta ad agire al di sopra della volontà delle persone, l'anomalia sociale è interpretata in funzione del bene della collettività e inserita in un contesto di credenze condivise.Ogni cultura sviluppa i propri valori di riferimento attorno a ciò che desta meraviglia.

Dopo la Liberazione, a Sciesopoli Selvino ospitalità e accoglienza per molti bambini ebrei sopravvissuti alla Shoah

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Un'altra bella pagina di memoria e solidarietà.

A poca distanza da Bergamo, su un altopiano spartiacque tra la val Seriana e la val Brembana, sorge Selvino con la sua  “Sciesopoli”. Oggi, è una vecchia costruzione in stato di abbandono. Una cancellata di ferro chiusa,  l’ imponente gradinata, la facciata scrostata, le finestrelle con i vetri rotti  e uno spiazzo ricoperto da erba e cespugli incolti.

Dopo la Liberazione: treni della solidarietà in viaggio dal sud al nord dell' Italia

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

L’iniziativa parte da Teresa Noce, subito dopo la Liberazione del 1945, con i treni della solidarietà  carichi di bambini, in viaggio dal sud al nord, in un’ Italia ancora divisa e distrutta dalla guerra.Classe 1900, di povere origini torinesi, Teresa studia da autodidatta.  Operaia tessile, sarà antifascista e partigiana. Estella,  suo nome di battaglia, subisce la deportazione nel lager femminile di Ravensbruck  come prigioniera politica e nel campo cecoslovacco di  Holleischen. Liberata dai partigiani polacchi alla fine della guerra, rientra a Milano.

Donna dinamica, ottimista, sensibile, altruista non perde tempo. Dà vita a un’iniziativa di aiuto solidale per offrire sollievo e cura ai bambini milanesi orfani o molto poveri.  Rivolge l’appello   alle famiglie di campagna nei  tanti piccoli e grandi comuni, dalla provincia di Ravenna a quella di Modena.  Importante è superare almeno due inverni, poi i bambini sarebbero ritornati alle loro case. Sarebbe stato un lavoro di donne, tuttavia  troverà il modo di mettere all’opera anche  uomini. E nel suo piccolo ufficio “della stufa rossa”, per via di una stufa a legna di terracotta, ecco le donne al lavoro.La risposta è immediata.  Grande l’impulso anche da parte dell’ Unione donne italiane (UDI). Così, dopo Milano, toccherà ai bambini di Torino.

Recluse.Lo sguardo della differenza femminile sul carcere

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Donne dietro le sbarre/Più consapevoli che vittime. E ribelli      

La ricerca qualitativa (Recluse. Lo sguardo della differenza femminile sul carcere, Ediesse, Roma, 2014, pp. 315, € 16,00), condotta nel 2013 da Susanna Ronconi, formatrice, Grazia Zuffa, psicologa, in collaborazione con la Società della Ragione, nei carceri di Firenze Sollicciano, Pisa e Empoli, raccoglie e analizza interviste a donne detenute - in gran parte tra i 26 e 35 anni - personale educativo e agenti di polizia penitenziaria. La finalità: contenere la sofferenza e prevenire gesti di autolesionismo e suicidi, con attenzione alla differenza femminile in un sistema carcerario pensato e strutturato su un modello maschile.
Lontano da stereotipi, l'analisi rivela che le donne si dimostrano più consapevoli che vittime, sono le prime nella ribellione verso l'autorità della pena. Avanzano richieste di forme alternative alla carcerazione, dimostrando l'estraneità della donna alle strutture di coercizione. Come sottolinea Susanna Ronconi, la ricerca rivela l'inganno che attribuisce una minorazione della donna carcerata a “deficit del femminile”, anziché addebitarla all'istituzione totale, che di questa minorazione è costante riproduttrice.

Giovanna Frisoli Amerigo Sallusti, Sinfonia al femminile

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Non categorizzato

Donne/
Un bagaglio di coraggio, dignità, ideali

Nella sua puntuale prefazione al saggio Sinfonia al femminile. Donne tra lotta e impegno civile (di Giovanna Frisoli, Amerigo Sallusti, Edizioni Le Piccole Pagine, Piacenza, 2016, pp.118, € 10,00) Alessandro Portelli sottolinea che non si tratta di un “contributo delle donne” alle lotte di liberazione. Le donne non sono un'aggiunta a un lavoro separato e preparato da altri. Invece, le loro conquiste sono necessarie a tutti gli individui, poiché esprimono le ragioni ultime per le quali vale la pena lottare.
La bellezza come fine stesso della battaglia, la ragione stessa della rivoluzione rappresenta il filo conduttore dei contributi su Ada Prospero Gobetti, Mother Jones, le donne libertarie nel ghetto di Varsavia, Emma Goldman.
Per Ada Prospero Gobetti, in prima fila nella IV divisione Giustizia e Libertà come partigiana combattente, la bellezza diventa uno strumento di lotta. Uniti agli ideali di giustizia sociale e libertà, alla base della solidarietà, anche la passione per il canto, la danza, e la lettura . La sua vocazione narrativa avrà fasi alterne, influenzate dagli eventi storico politici. L' attenzione è rivolta ai bambini. Già nel 1940 esce il suo libro più conosciuto, “La storia del gallo Sebastiano”, firmato con lo pseudonimo di Margutte. Ai piccoli lettori offre spunti di riflessione sulla società per contrastare i conformismi, il livellamento generato dalla dittatura, ma insiste pure sui temi della diversità, l'amicizia, la solidarietà.

Dal diario testimonianza di Margarete Thüring: Ravensbrück

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Margarete Thüring Buber Neumann, prigioniera in un campo sovietico nel Kazakistan e nel campo di Ravensbrück.

 Margarete Thüring, originaria di Potsdam, un centro della prussianità tedesca, conoscerà la tragedia   della prigionia.  Nel 1939, è internata in un campo sovietico situato nella regione di steppe isolata e remota del Karaguanda, nel Kazakistan , con l’accusa di essere una trockijsta.  Dal 1940, con l’alleanza tra Hitler e Stalin, molti prigionieri politici tedeschi, imprigionati nei campi sovietici, verranno consegnati alla Gestapo. Così Grete Thüring trascorrerà altri cinque anni nel campo di Ravensbrück. Aperto ufficialmente nei pressi della cittadina di Fürstenberg, a 80 km da Berlino, è un campo concentrazionario per sole donne e bambini: 132.00 le deportate, 92.00 morte. Ubicato in una conca, sul versante settentrionale, sopra  una montagnola di sabbia crescevano pini scheletriti. A sud, il terreno si inclinava in un pendio degradante in una palude, poi trasformata in terrapieno. Sopra vi sorsero delle baracche.

Destini.Testimonianze di un mondo perduto

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Destini incontrati
e raccontati

Si sente “un ladro di anime” Corrado Stajano per la curiosità mai sopita che lo porta a trafugare destini compiuti di uomini e donne (Corrado Stajano, Destini, Archinto, Milano, 2014, pp. 192, € 15,00). Figure tratteggiate di fino, interpreti della storia del Novecento. Nella raccolta dei ritratti, nell'arco di circa quarant'anni, la sensibilità di Stajano scrittore indaga e accoglie non soltanto il bel mondo popolato da protagonisti indiscussi, distinti, conosciuti. Certo, compaiono amici, maestri, penne note e volti di elevata caratura come Alberto Cavallari, “testimone di dignità perduta”, autentico artigiano della scrittura e grande giornalista, incontrato in casa di Elio Vittorini a Milano lungo i Navigli. E, riprendendo i titoletti degli articoli, conosciamo i destini dei conti di Collegno, di padre David Maria Turoldo, “il frate rosso”, di Cesare Cases, “il ragazzo di bottega che umiliò Thomas Mann”. Incontriamo Giulio Einaudi, “l'editore di un'altra Italia” e Franco Cavallone, “il notaio che inventò le toffolette”, tenera e morbida parola per designare gustosi dolcetti americani. Raffaele Mattioli, un banchiere umanista, illuminato, letterato e mecenate.

Rosa Genoni, creatrice di moda e contraria alla guerra

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

 Dove sono finite le donne nel racconto della grande Storia? E durante la Prima guerra, qualcuno si è accorto di loro? Si ha l’impressione che siano rimaste invisibili. Poche righe anche nei manuali di Storia. Eppure con la Grande guerra le donne prendono il posto di mariti contadini, fratelli e figli  operai. Le fabbriche si riempiono di donne. Smettono di maneggiare pentolame e strofinacci, macchine da cucire e fabbricano armi. Non sarà così per Rosa Genoni, classe 1867, valtellinese, nata a Tirano, un bel borgo lombardo al crocevia tra centro e  sud Europa. Ma una terra  senza opportunità, soprattutto per le bambine di famiglie numerose.

Se mi racconti

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

Se mi racconti
semi di storie da viaggio

Non è facile restituire la semplicità. Aurora Luzzi con una scrittura agile, asciutta, ben calibrata  ricrea delicate e intense atmosfere quotidiane. Subisce l’affascinu della parola, germogliata dai racconti del nonno Umile, mugnaio-filosofo e maestro di vita, ascoltati seduta su uno sgabello di castagno durante la sacra ritualità della macinazione dei cereali.

Un filo autobiografico riannoda i luoghi dell’infanzia trascorsa in un  sud arroccato tra Cantari e Serricella d’Acri, terra aspra e di emigrazione e, in seguito, un nord catturato  dai suoi occhi di migrante- pendolare, perché: “quello non è un paese per femmine”, ripeteva sempre la nonna.

 Con abilità espressiva, il gesto abituale si fa racconto. Così il percorso ferroviario e la stazione tra Chiari, cittadina della pianura umida e nebbiosa dell’ovest bresciano,  e la Milano ricostruita dalle braccia prolifiche  dei clarensi pendolari, diventano i  luoghi della narrazione. La  metropoli, crocevia di gente che si riversa, per disperdersi e poi reincontrarsi ogni mattina alla stazione di Lambrate,  al bar Bottini, oppure accalcata alla stazione di porta Garibaldi.  Scene di vita ordinaria  cariche di  vena ironica, e ipocrisie messe a nudo  dietro un mondo offuscato dalla frenesia. (Aurora Luzzi, Se mi racconti, Terra d'Ulivi edizioni, Lecce, 2014, euro 12.00).

Intervista di Claudia Piccinelli a Aurora Luzzi

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Aurora Luzzi,  calabrese di origine, è cittadina clarense da circa vent’anni. Pendolare tra Chiari e Milano dove lavora come bibliotecaria al Politecnico, il mese scorso ha avuto la soddisfazione di poter presentare a Acri, in Calabria, il suo libro d’esordio “Se mi racconti”, molto apprezzato dalla critica e dalla stampa. Il libro ha inoltre ottenuto il “Marchio Microeditoria di qualità” 2015. Con il racconto inedito “ Pranzo di Natale”, lo scorso aprile si è classificata al secondo posto per il  premio “Mercede Mundula”, bandito dalla Fidapa  (Federazione italiana Donne Arti Professioni Affari) di Cagliari.
Da un bell’incontro a tu per tu con l’autrice sono emerse alcune considerazioni sul rapporto scrittura e vita.

La stanza dei fantasmi.Una vita del Novecento

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Recensioni

I fantasmi di Stajano,
per capire il Novecento

Il non poter sapere dà una triste impotenza.
I documenti sono soltanto scheletri che vanno nutriti di carne.
Come possono delle carte far riascoltare voci, rivedere gesti, captare sguardi, far capire lo spirito del tempo?”

La stanza personale e intima di Corrado Stajano (La stanza dei fantasmi. Una storia del Novecento, Garzanti, Milano 2013, pp. 280, € 18,80) è un deposito di Storia.
Piccole cose, petites madeleines suscitatrici di memoria occupano gli scaffali della libreria. Un punteruolo, un piccolissimo liuto, bossoli vuoti, soldatini di piombo,cornicette con medaglie al valore, fotografie saltate fuori da una scatola metallica dei droghieri.  Il tempo, come immobilizzato, viene ri-cercato, lo spazio ri-costruito. Di immediato impatto emotivo la prospettiva diripresa dal basso, quella che fa parlare gli oggetti come giocattoli dimenticati, cianfrusaglie sparse, testimoni inconsapevoli. L'arte maieutica di Stajano li restituisce alla vita. E convince, coinvolge, quel dare voce agli indizi, dettagli preziosi del “Secolo breve”, e agli altri fantasmi che si fanno testimoni concreti, in un dialogo – anche se a volte muto – con la Storia.
Con la sua scrittura chiara, precisa, fluida, a tratti poetica l'autore ci conduce, quasi prendendoci per mano, in un viaggio nella Storia del Novecento. A partire dalla sua microstoria alla ricerca delle proprie radici, incrociando altre storie. Un tempo ritrovato in luoghi intimi, in spazi pubblici. Incursioni della memoria, mai indolori.
Testimonianze rigorose, ben documentate, affidate ai taccuini. Carlo Emilio Gadda, volontario interventista, comprende solo sul campo e racconta cosa è stata la disfatta di Caporetto. Di un'altra guerra ci vengono restituiti, con sereno e ironico distacco, i bombardamenti su Londra dal gran diario di Churchill. Mentre, nel suo rifugio segreto, in un sottoscala, si decide il destino del mondo. E altri bombardamenti ricostruiti dal narratore a partire da schegge di ferro rimaste sullo zerbino e conservate con cura fino a diventare familiari. Confessa: “ero un instancabile raccoglitore di bossoli vuoti”.

Letizia Battaglia.Sulle ferite dei suoi sogni

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Istantanee per lottare e testimoniare contro la mafia. Una storia di vita e di fotografia.
Non vuole etichette Letizia Battaglia , la fotoreporter italiana più apprezzata e premiata. Perché in lei immagini e vita si fondono.
A Milano, nel ’71  impara a fotografare e a non sentirsi terrona: “Erano anni così, essere meridionali in quel clima sociale meritava rispetto”. E a riprendersi in mano la vita, a 37 anni, insieme alle sue figlie.  Fotografare è un suo dovere, il suo modo di combattere. Ferma in un’immagine l’orrore e la paura. Sono gli anni palermitani dei delitti di mafia,della sua collaborazione al quotidiano “L’Ora” insieme a Santi Caleca, nel 1974.

Frida Kahlo, arte e vita di una pasionaria messicana

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Nei suoi autoritratti, la voglia di vivere e il riscatto delle radici.
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon,  figlia del Messico rivoluzionario e dell'arte messicana del Novecento, non ama essere sigillata in una etichetta. Nella sua vicenda umana e artistica, arte e vita si fondono con il bisogno di rappresentarsi.

Frida Malan, partigiana combattente nelle Valli Valdesi, poi assessora per vocazione

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Figlia di un pastore valdese e di una maestra elementare, Frida Malan, classe 1917, è partigiana combattente nelle Valli Valdesi durante la Resistenza. Sorella di due comandanti partigiani, come è successo ad altre donne, ha difficoltà ad essere riconosciuta dagli stessi partigiani. Difficile dar credito a una donna nell’ambiente contadino montanaro patriarcale delle valli. I due fratelli non si fidano,  per la paura che si potesse lasciar scappare qualche segreto.

1945. Per le donne deportate, fu vera Liberazione?

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Se vogliamo davvero rendere giustizia a queste donne, a tutte le donne, non basta la memoria storica. E’ fondamentale rivolgersi alle nuove  generazioni per favorire una presa di coscienza delle continue forme di violenza anche “simbolica” esercitate sulla donna.
26 Aprile 1945, sera. “Così si lascia Ravensbruck, così si varca il cancello di questa prigione maledetta ma cantando, nonostante la pioggia, nonostante il freddo, il fuoco e le guardie, cantando le canzoni preparate in un lontano giorno dell’estate passata per ben altra partenza”.