Angela Strashnaia, circense russa, clarense di adozione

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Testimonianze

A Chiari, Angela abita da cinque anni, e lavora con gli anziani. Non ha mai raccontato la sua storia, così diversa dall’ordinario. Ha portato dalla Russia un baule di foto, fa quasi venire la voglia di farci una mostra. Angela è figlia d’arte. Il suo racconto inizia sfogliando questi  album, ma non si è concluso. La vita del circo è intrisa di umanità e passione, troppo ricca, faticosa e libera  per poter essere imbrigliata in poche righe.

 

Vengo da una famiglia di circensi

 Mio nonno materno, classe 1914, nato in Odessa vicino al Mar Nero, a sei anni scappa con quelli del circo Delvars. Non ne voleva sapere di continuare il lavoro della sua famiglia. Suo padre, il mio bisnonno, era un sarto ebreo. Bravo, rinomato, confezionava vestiti da uomo. Mio nonno Boris sposa una ragazza russa, mia nonna Anna, insegnante di lingua russa in una scuola per adulti. Le insegna l’arte del circo. Nel ’34, nasce mia mamma Evghenia.  Fin da piccolissima  impara l’arte circense da suo padre. Molti se lo ricordano come un uomo “spaventoso”, proprio come il significato del suo cognome, “Strashnoi”, e così si divertivano a scherzarlo con quel gioco di parole. Durante le prove sembrava un orso, non la vedeva come sua figlia. Quando mamma sbagliava, dopo lo spettacolo scappava subito a casa, perché se lui la prendeva al circo, poteva farle vedere le stelle. Ma era anche molto generoso. Tutto per  la famiglia e tutto per la figlia. Il meglio del meglio. Poi sono nata io, a Mosca.

All’ accademia d’arte

In Russia, la scuola circense è una tradizione di Stato. Il circo stabile di Mosca, un lavoro di Stato, con migliaia di dipendenti a stipendio fisso, e trasferte per gli spettacoli pagate. Oltre agli artisti il circo dà lavoro a costumisti, attrezzisti, operai.

Fin da bambina ho studiato violino per otto anni e per altri quattro frequentato l’Accademia di arte circense e di varietà "M. Rumianzev Karandash" di Mosca. Ho studiato arte dell’ eccentricità musicale, acrobatica, giocoleria, clounada e buffonada. In quattro anni si impara il mestiere e a fare un numero completo con attrezzi e costumi, a suonare strumenti musicali in modo insolito, con elementi di acrobazia. Oltre alle materie tradizionali,  anche Storia mondiale del circo, Teatro mondiale ed arte. Insieme a  lezioni  di attore, dizione, ballo classico e moderno.

 

I bambini del circo

I figli degli artisti del circo facevano spettacoli. Foto di me bambina con il mio numero di acrobazia e di me Tormenta di neve,  personaggio di una fiaba, sono state pubblicate su una rivista specializzata. Ho frequentato un corso di scrittura e scritto fiabe per bambini, alcune pubblicate. La mia nonna le  ha rilegate in un  libro. Pubblicata anche una mia intervista ai  bambini circensi perché volevo far conoscere la vita del circo. Io ero molto orgogliosa. Mia mamma invece non sembrava soddisfatta di me. Ma la sua vita era tutta concentrata su di me.

Voleva  io rimanessi ferma a studiare. Stavo a casa con mia nonna.  I figli dei circensi seguivano la famiglia e andavano a scuola nelle città dove arrivavano. Ogni mese una scuola diversa, amicizie solo circensi. Mia mamma non voleva questo.

 

                                                           Angela bambina (foto da rivista)

La vedevo dieci giorni in due mesi.  Andavo con lei durante le vacanze scolastiche. Mi divertivo da matti. Per gioco, prima dello spettacolo  noi bambini facevamo esercizi sulla pista del circo. Gli spettatori entravano, e meravigliati: guardate quanto sono bravi ! Io mi sentivo importante. Anche dire che mia mamma lavorava in un circo era molto figoso. Raccoglievo i fiori del prato e dopo lo spettacolo li regalavo a lei.

 

 

Mamma Evghenia

Una brava artista, mamma, sempre molto attiva. Casa mia era frequentata da veri artisti e  persone di cultura. La sua migliore amica, una geologa. Insieme andavano  al cinema, a teatro, a vedere mostre. Ricordo una regista di circo, una pittrice e disegnatrice di costumi e decorazioni teatrali e circensi, una direttrice del museo del circo di San Pietroburgo, unico al mondo.  Un altro regista di circo, sempre di San Pietroburgo. Un famoso proprietario di casa di moda russa, Slava Zaitzev ,  amico di mamma ancora quando era un semplice disegnatore di vestiti e sarto.

Si truccava sempre, fino ai suoi ultimi giorni, a 75 anni. A pensarci,  mamma non l’ho mai conosciuta bene. Per me è stata un padre, portava a casa lei il denaro per vivere.  Non riusciva  a darmi soddisfazione: “cammina dritta, spalle indietro, sei troppo….così…..sei troppo colà…” I complimenti li ricevevo dagli altri.

 

                                             Evghenia Strashnaia,  Circo di Mosca, 1971

In giro per il mondo

Gli anni ’90 un periodaccio in Russia, ma la gente si arrangiava comunque. Però l’artista ha bisogno di viaggiare. Eh certo, allora all’ estero si guadagnava  di più.  Con la mia partner Angelika Malkova, in accademia ho sostenuto l’esame con un numero eccentrico. Suonavo un lungo sassofono soprano, con un misto di erotismo e comicità, elegante e sottile. Ma nel ’91, i tempi non erano ancora pronti. Solo i giovani spingevano. Gli impresari non erano d’accordo,  nel proporre al pubblico il nostro numero. E mamma era tra questi. Nel frattempo, la mia partner si è sposata,  è andata a vivere in America. Con un’ altra  sassofonista, Natasha Anastasieva, nel ’93 sono andata  in Cina quattro mesi. Quel  numero comico e un po’ ambiguo  qui aveva successo. Poi il rientro, con la Transiberiana, sette giorni in treno. Una bel viaggio. E pensare che in Siberia si toccavano i 50 gradi sottozero.

Con la  regista Ekaterina Morozova   ho preparato un  numero con trombone da solista. In un altro  suonavo violino ballando danza zingara, sempre con  elementi di acrobazie. Con questi due numeri sono stata in Bulgaria, Germania e Australia. Quando rientravo a Mosca, nei periodi fermi insegnavo ai bambini dell’asilo.  Ritmica, per sapersi muovere ascoltando la musica e il ritmo, educazione musicale per conoscere e distinguere i generi di musica, gli strumenti, il loro suono e come si suonano. E si facevano piccoli spettacoli per genitori e amici.

 

                                                            Angela e Angelika Malkova

In Italia la vita del circo è diversa

A 24 anni, nel ’96 arrivo in Italia. Sui documenti, per un errore di trascrizione dal cirillico, divento Anjela Strachnaia e mi  abituo ad essere scherzata “stracchino con agnello”.   Un contratto di sei mesi per spettacoli con quei numeri circensi innovativi a Rimini, Milano, Brescia, Bergamo, ma in Italia quella del circo è un’altra vita.  Ho conosciuto un artista famoso, Grigori Shahnin, mi voleva come sua partner artistica. Le vicende della vita non me l’hanno permesso.  All’inizio, il mondo di prima mi è mancato. Come se metà di me fosse stata uccisa. A Mosca ero circondata da molte persone. Sono cresciuta in un condominio di artisti di circo. Era  usanza delle aziende comprare un condominio nuovo e poi vendere appartamenti ai suoi dipendenti. Così c'erano palazzine di artisti di cinema o pittori o  lavoratori di una grande fabbrica. Tutti i circensi abitavano nella stessa via, così come c’era la via dei drammaturghi.

 

Proprio un altro mondo

Sono stata sposata con un italiano del sud. Abitavo a Rovato. Non conoscevo la lingua e all’inizio ho fatto fatica.  Non ti invitava nessuno a casa. Pensavo: ho fatto qualcosa che non va?  Una nostra vicina, Isabella,  poi diventata la vicenonna dei miei due figli, all’inizio rifiutava anche un bicchiere d’acqua, un caffè. Molto riservata. Poi le cose sono cambiate.  Sono persino riuscita ad invitarla a Mosca e San Pietroburgo, mia ospite. Le ho offerto la possibilità di guardare i luoghi da dentro, come li avevo vissuti io. Era contentissima del viaggio. Ma quando lei, a 70 anni si è sposata, non ci ha invitati alla sua festa di matrimonio. E i miei figli ci  sono rimasti molto male, ancora adesso non riusciamo a spiegarci perché.  La gente a volte è proprio strana.

Ogni tanto ci penso, chissà forse la mia vita poteva essere diversa.

 

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