Marzia Possoni, "Ricordi del fiume"

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

“Ricordi del fiume”, il libro della rudianese Marzia Possoni, per far conoscere ai più piccoli, ma non solo, il territorio naturalistico bresciano del Parco dell’Oglio.

Come è nata l’idea di scrivere un libro sul parco
dell’Oglio ?

Volevo raccontare in forma di fiaba, in modo semplice e piacevole, gli alberi che popolano  il territorio attraversato dal fiume Oglio. Il libro è interattivo. Stimola nei bambini l’ osservazione. Imparano la tecnica del frottage e si divertono nel creare un piccolo erbario, una collezione di piante essiccate,  proprio analizzando i tipi di foglia dei diversi alberi.

 

Vuoto profondo, opera prima a quattro mani Intervista di Claudia Piccinelli alle autrici

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Due amiche al loro esordio letterario

Un’amicizia tra due donne inseparabili dà  vita a “Vuoto profondo”, opera prima a quattro mani di Valentina Plebani e Antonella Codenotti

Com’è nata l’idea di scrivere insieme un romanzo?

Antonella

Abbiamo da sempre condiviso la passione per la lettura e la scrittura. Io in realtà all’inizio non avevo una particolare urgenza, poi è arrivata l’occasione.

Valentina

Tutto parte da un mio sogno particolare, in una notte di maggio, dopo tre giorni dal mio licenziamento di responsabile in un ufficio commerciale . Mi trovavo al centro di uno spiazzo deserto, confluivano quattro strade. A seconda della strada percorsa avrei avuto un destino diverso. Ho subito informato Antonella. Da qui l’idea della scrittura e di inserire nella narrazione alcuni percorsi di vita sollecitati dal sogno: povertà, emarginazione, inconsistenza della ricchezza, fino a un’ipotetica vita in un futuro apocalittico.

Le intermittenze dell'amore. Intervista di Claudia Piccinelli a Aurora Luzzi

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Aurora, benvenuta con “Le intermittenze dell’amore”. In questo  tuo secondo libro di racconti, si nota un aspetto inedito. Ne vuoi parlare?

Il libro nasce in quel momento ancora debole della mia malattia. E’ dedicato “A tutte le donne che ho incontrato in Ginecologia chemioterapica”, donne strappate alla loro vita. Donne non tutelate in maniera sufficiente dalla  legislazione. Diventa un grande problema anche andare in ospedale per la cura, se non hai nessuno che ti può accompagnare.

Quindi, la scrittura come una forma di terapia

La scrittura come terapia aiuta a superare i momenti dolorosi della tua vita. Esprime tutto un vissuto nel quale molte donne si possono riconoscere. Non volevo parlare direttamente della malattia, ma accennarla qua e là in maniera pacata e sincera.

Il lavoro sulle parole  più curato e lo stile più ricercato esprimono una maggiore consapevolezza

La materia è delicata e ho cercato uno stile coerente. L’ introspezione  spinge a un lavoro certosino sulle parole, attraverso un accurato esercizio finché  senti che una parola risuona e contribuisce a creare un ritmo all’interno del testo.

“Le intermittenze dell’amore” dà l’idea di un titolo ambizioso

Susy Manca racconta la sua passione per la poesia

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Sono sarda, ma clarense da 35 anni. Sono arrivata a 21 anni, con  un diploma di infermiera generica, ma non ho mai lavorato come infermiera perché il diploma è rimasto là, a Cagliari. Prima o poi lo ritirerò…. Accantonata l’idea del lavoro, mi sono dedicata completamente alla famiglia, ai figli, ne ho quattro un maschio e tre femmine.

Eppure non ti avevo invitato

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Eppure non ti avevo invitato

Catozzi volto di donna

Volto di donna (Maurizia Catozzi)

Intervista a Maurizia Catozzi
CLAUDIA PICCINELLI
Ho avuto la fortunata occasione di incontrare una donna tenace, volitiva, impegnata nella sua quotidiana battaglia contro il Parkinson. Maurizia Catozzi, milanese di origini, ma bresciana di adozione, con il suo libro Eppure non ti avevo invitato, tende una mano a chi vuole trovare la forza per non lasciarsi travolgere dagli eventi.

Eppure non ti avevo invitato, Maurizia Catozzi

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Parkinson/
Non compassione, ma aiuto per l'autonomia(possibile)

la malattia aiuta ad ascoltare
i rumori della vita


Eppure non ti avevo invitato (di Maurizia Catozzi, qp Edizioni, 2015, pp.104, € 12,90) vuole essere testimonianza di un'esperienza in cui il limite della malattia diventa opportunità, rivelazione di doti profonde inaspettate, occasione per frugare nel proprio vissuto e scovare pieghe umettate da un balsamo lenitivo dalla grande forza resiliente. Maurizia Catozzi, classe 1954, conosce prima dei sessant'anni il morbo di Parkinson. Da lei definito con ironia e distacco Mr. P, l'ospite indesiderato, invadente e subdolo si impone come invitato e suo compagno di viaggio occupandosi delle più piccole azioni quotidiane, per ostacolarle.
Conoscere l'approfittatore sconosciuto è la prima mossa per avversarne l'operato. Così, come in una partita a scacchi giocata in difesa, da dilettante, Maurizia può studiare con precisione ogni contromossa. Allo sconforto per non riuscire allacciarsi un bottone della camicia o la stringa delle scarpe, impugnare una penna, un pennello, parlare, camminare, oppure all'umiliazione per la lotta quotidiana contro le barriere di un'architettura ancora troppo distratta - l'assenza di corrimano lungo le scalinate, salire su un autobus o un treno - reagisce con la forza della volontà e la perseveranza nello sforzo.

Incontro con Luca Bonaffini, La protesta e l'amore. Perchè cantavamo e facevamo i cantautori

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

                                                                                         

  Si parla di musica oggi a scuola. Una  bella opportunità a studentesse e studenti dell’ IIS Luigi Einaudi di Chiari offerta da Luca Bonaffini, autore, compositore di musica, cantautore mantovano.  Un po’ schivo, gli occhi nascosti sotto un cappello grigio a tesa larga, si dimostra generoso nel suo dialogo  coinvolgente e sciolto.

Nonostante la mattinata uggiosa di freddo e di pioggia, l’atmosfera si riscalda in fretta. L’aula magna cambia la sua veste rigida e formale, diventa uno spazio accogliente come rinnovato da un calore speziato, acceso di parole e musica. Ne scaturirà una lezione di vita.

Cos’è una canzone ?

Preferisce un rapporto amichevole e dialogico, con il giovane pubblico. Sarà Samantha, chitarrista, a vincere la timidezza. Prende il microfono e risponde  alla domanda: cos’è una canzone.

“Sono parole che compongono una metrica, ogni parola ha un suono, unite formano una canzone.”

Dalla chitarra di Samantha si fa un percorso a ritroso, fino alla musica di strada al tempo dei menestrelli,  i cantimpanca, in piedi sopra panche per cantare storie e scuotere le coscienze.   Invece, per la musica di corte, veniamo a sapere che  Isabella d’Este è forse la prima cantautrice della storia: canta e compone musica su testi.

Perché cantavamo e facevamo i cantautori

La storia della musica d’autore italiana, dal secondo dopoguerra ai nostri giorni, introduce all’antico mestiere del cantautore. Le parole di una canzone nascono dal bisogno di esprimere quell’ingorgo di stati d’animo che albergano in noi. Serve la voce per poterle cantare.

Intervista di Claudia Piccinelli a Aurora Luzzi

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Aurora Luzzi,  calabrese di origine, è cittadina clarense da circa vent’anni. Pendolare tra Chiari e Milano dove lavora come bibliotecaria al Politecnico, il mese scorso ha avuto la soddisfazione di poter presentare a Acri, in Calabria, il suo libro d’esordio “Se mi racconti”, molto apprezzato dalla critica e dalla stampa. Il libro ha inoltre ottenuto il “Marchio Microeditoria di qualità” 2015. Con il racconto inedito “ Pranzo di Natale”, lo scorso aprile si è classificata al secondo posto per il  premio “Mercede Mundula”, bandito dalla Fidapa  (Federazione italiana Donne Arti Professioni Affari) di Cagliari.
Da un bell’incontro a tu per tu con l’autrice sono emerse alcune considerazioni sul rapporto scrittura e vita.

Il viaggio sentimentale di Maruja Torres nella vera America

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

 

Un viaggio non tra i monumenti, ma tra la gente incontrata su una quindicina di treni passeggeri, qualche treno merci, corriere e ferrobus...

Maruja Torres (autrice di “Amor America. Un viaggio sentimentale in America Latina”, Feltrinelli, quinta edizione, 2010) , giornalista e scrittrice di origini catalane, intorno agli anni Novanta del secolo scorso, ottiene l’incarico di attraversare in treno l’America Latina, per raccontarla in una serie di articoli e reportage sul supplemento domenicale di “ El País”, il quotidiano più diffuso in Spagna. Il viaggio, durato dieci settimane, inizia dal sud del Cile fino al Messico. Partenza dalla piccola e deserta stazione di Puerto Montt, la stazione più australe del mondo, con il “Ferrocarril del Sur”, di fabbricazione tedesca. Dirà che ha conosciuto la vera America, non gli Stati Uniti -quelli sono un’altra cosa- attraverso i figli dell’oppressione saltati al volo sui vagoni, per entrare negli Stati Uniti, arrivati dal Guatemala, Honduras, Nicaragua, Salvador. Un viaggio su treni lenti, a volte una media di venti chilometri all’ora, lavagne con orari non aggiornati, senza luce elettrica di notte, e con la paura di non arrivare a destinazione.
Mentre s’imbatte in stazioni sperdute, ferrovie frammentate, vagoni decrepiti, finestrini rotti e porte mal richiuse, Maruja arricchisce i suoi appunti con la storia degli incontri e dei luoghi. Quella del treno è anche la storia dello sfruttamento di ogni Paese. La strada ferrata, costruita dai monopoli stranieri, serviva alle compagnie estere per esportare le materie prime. Treni che mettevano in comunicazione non paesi o villaggi, ma piantagioni di banane, cacao, caffè e miniere. Ai porti veniva imbarcata tutta quella ricchezza destinata ad altri.

Letizia Battaglia.Sulle ferite dei suoi sogni

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Istantanee per lottare e testimoniare contro la mafia. Una storia di vita e di fotografia.
Non vuole etichette Letizia Battaglia , la fotoreporter italiana più apprezzata e premiata. Perché in lei immagini e vita si fondono.
A Milano, nel ’71  impara a fotografare e a non sentirsi terrona: “Erano anni così, essere meridionali in quel clima sociale meritava rispetto”. E a riprendersi in mano la vita, a 37 anni, insieme alle sue figlie.  Fotografare è un suo dovere, il suo modo di combattere. Ferma in un’immagine l’orrore e la paura. Sono gli anni palermitani dei delitti di mafia,della sua collaborazione al quotidiano “L’Ora” insieme a Santi Caleca, nel 1974.

Frida Kahlo, arte e vita di una pasionaria messicana

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Nei suoi autoritratti, la voglia di vivere e il riscatto delle radici.
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon,  figlia del Messico rivoluzionario e dell'arte messicana del Novecento, non ama essere sigillata in una etichetta. Nella sua vicenda umana e artistica, arte e vita si fondono con il bisogno di rappresentarsi.

Racconti di memoria

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Un' umanità in balìa degli eventi, sradicata dalla propria terra e costretta a inseguire l’ignoto e sconosciuto miraggio, forse l’utopia  di una vita “altra”.  Una storia ancora da raccontare, quella di chi è rimasto in terre d’Istria, di Fiume, della Dalmazia  e quella di chi è partito. Chi è rimasto nutre il risentimento verso chi se ne è andato perché  si sente abbandonato a un destino ingiusto. Chi è partito si sente escluso dalla propria terra di origine e  subisce allo stesso modo il senso di estraneità nella nuova terra. Nell’immaginario sono  i profughi, gli sfollati, gli esuli.

Il sogno americano di una sposa di guerra

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

 Si sente orgogliosa perché la gente non l’avrebbe mai creduta un’italiana. Nel suo racconto autobiografico,  non si definisce un’emigrata. Non parte con la valigia di cartone. Marcella Olschki, scrittrice e giornalista fiorentina, classe 1921, nipote del fondatore della casa editrice “Leo S. Olschki” di Firenze, è una sposa di guerra. Insegue l’illusione americana insieme ad altre cinquecentosessanta spose.
A  trentanove anni di distanza, rievoca la sua avventura oltreoceano durata un anno e mezzo.

Il coraggio di una donna : Sibilla Aleramo

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

All’inizio del secolo scorso, Rina Faccio è tra le prime donne italiane a portare avanti   rivendicazioni che ancora  nel Terzo millennio devono trovare attuazione. L’indagine introspettiva e conoscitiva di un io lacerato valica i confini autobiografici e si fa arte.

Anche così si può perdere la libertà, oggi come allora

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Già negli anni Venti-Quaranta il bel mondo della moda aveva già dato tutto. Lo dice Irene Brin, nome coniato per lei da Leo Longanesi direttore della rivista “Omnibus”. Ma  la si potrebbe incontrare  con altri  nomi ancora, Marlene - Mariù,  oppure  Madame d’O - Contessa Clara, espressione della sua camaleontica abilità di calarsi nei personaggi che dietro quegli pseudonimi  si nascondevano.

A scuola durante il fascismo

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Letteratura Arte

Marcella Olschki ci accompagna in questo suo  viaggio  tra i banchi di  una scuola senza  libertà, durante gli anni del fascismo. Figlia di padre ebreo, potrà frequentare la scuola regolarmente, perché salvata dall’ “arianità” della madre.

Performance teatrale UOMINI IGNUDI (testi di Claudia Piccinelli) Teatro civile per attualizzare le Shoah

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

 Il  Teatro civile rappresenta un valido approccio per affrontare la storia collettiva. In particolare, nell’ambito del Giorno della memoria  la performance Uomini ignudi  porta all’attenzione  gli stermini dimenticati di omosessuali, rom e sinti, disabili. Presenta una ricostruzione rigorosa dei fatti mediante un testo teatrale corale,  costruito con fedeltà assoluta ai documenti, ordinanze, circolari ministeriali, testimonianze ai processi.Indaga  il rapporto vittima-carnefice, la criminalizzazione della vittima, il conformismo alla base dei genocidi.La fruizione della performance favorisce il coinvolgimento emotivo del pubblico e un atteggiamento empatico nei confronti delle tematiche affrontate.

 

 

Offre al pubblico opportunità per attualizzare il tema della violazione, rispetto, tutela dei diritti umani fondamentali e riflettere sui pregiudizi relativi alle diversitàcostruito con fedeltà assoluta ai documenti, ordinanze, circolari ministeriali, testimonianze ai processi. Indaga  il rapporto vittima-carnefice, la criminalizzazione della vittima, il conformismo alla base dei genocidi. La fruizione della performance favorisce il coinvolgimento emotivo del pubblico e un atteggiamento empatico nei confronti delle tematiche affrontate.
Offre al pubblico opportunità per attualizzare il tema della violazione, rispetto, tutela dei diritti umani fondamentali e riflettere sui pregiudizi relativi alle diversità.
Si segnala che l’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Club UNESCO di Treviglio “Il Caravaggio” che si aggiunge al patrocinio di “Officina memoria- Un treno per Auschwitz” di Brescia e al diploma di merito da parte della Commissione Scuola “Dolores Abbiati” dell’A.N.P.I . provinciale di Brescia.

Performance teatrale UOMINI IGNUDI (testi di Claudia Piccinelli)

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

da UOMINI   IGNUDI

 (testi di Claudia Piccinelli  rielaborazione drammaturgica di Alberto Ciarafoni)

 

(25)Re-                                    Di tutte le razze, la nostra, l’ariana, è la più creativa, la più valente. Pura, tanto da esigere da se stessa un alto valore morale e… capace di autocontrollo. La nostra razza è l’unica, cui spetti di dominare il mondo.

(26)q. Tutti-    l’unica

(27)Re-                                    Ma… c’è una malattia che sottrae alla razza pura le energie necessarie per la sua lotta alla supremazia…

(28)Narratore-           Non ci voleva !  

Dopo la Liberazione: treni della solidarietà in viaggio dal sud al nord dell' Italia

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

L’iniziativa parte da Teresa Noce, subito dopo la Liberazione del 1945, con i treni della solidarietà  carichi di bambini, in viaggio dal sud al nord, in un’ Italia ancora divisa e distrutta dalla guerra.Classe 1900, di povere origini torinesi, Teresa studia da autodidatta.  Operaia tessile, sarà antifascista e partigiana. Estella,  suo nome di battaglia, subisce la deportazione nel lager femminile di Ravensbruck  come prigioniera politica e nel campo cecoslovacco di  Holleischen. Liberata dai partigiani polacchi alla fine della guerra, rientra a Milano.

Donna dinamica, ottimista, sensibile, altruista non perde tempo. Dà vita a un’iniziativa di aiuto solidale per offrire sollievo e cura ai bambini milanesi orfani o molto poveri.  Rivolge l’appello   alle famiglie di campagna nei  tanti piccoli e grandi comuni, dalla provincia di Ravenna a quella di Modena.  Importante è superare almeno due inverni, poi i bambini sarebbero ritornati alle loro case. Sarebbe stato un lavoro di donne, tuttavia  troverà il modo di mettere all’opera anche  uomini. E nel suo piccolo ufficio “della stufa rossa”, per via di una stufa a legna di terracotta, ecco le donne al lavoro.La risposta è immediata.  Grande l’impulso anche da parte dell’ Unione donne italiane (UDI). Così, dopo Milano, toccherà ai bambini di Torino.

Dopo la Liberazione, a Sciesopoli Selvino ospitalità e accoglienza per molti bambini ebrei sopravvissuti alla Shoah

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Un'altra bella pagina di memoria e solidarietà.

A poca distanza da Bergamo, su un altopiano spartiacque tra la val Seriana e la val Brembana, sorge Selvino con la sua  “Sciesopoli”. Oggi, è una vecchia costruzione in stato di abbandono. Una cancellata di ferro chiusa,  l’ imponente gradinata, la facciata scrostata, le finestrelle con i vetri rotti  e uno spiazzo ricoperto da erba e cespugli incolti.

Dal diario testimonianza di Margarete Thüring: Ravensbrück

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Margarete Thüring Buber Neumann, prigioniera in un campo sovietico nel Kazakistan e nel campo di Ravensbrück.

 Margarete Thüring, originaria di Potsdam, un centro della prussianità tedesca, conoscerà la tragedia   della prigionia.  Nel 1939, è internata in un campo sovietico situato nella regione di steppe isolata e remota del Karaguanda, nel Kazakistan , con l’accusa di essere una trockijsta.  Dal 1940, con l’alleanza tra Hitler e Stalin, molti prigionieri politici tedeschi, imprigionati nei campi sovietici, verranno consegnati alla Gestapo. Così Grete Thüring trascorrerà altri cinque anni nel campo di Ravensbrück. Aperto ufficialmente nei pressi della cittadina di Fürstenberg, a 80 km da Berlino, è un campo concentrazionario per sole donne e bambini: 132.00 le deportate, 92.00 morte. Ubicato in una conca, sul versante settentrionale, sopra  una montagnola di sabbia crescevano pini scheletriti. A sud, il terreno si inclinava in un pendio degradante in una palude, poi trasformata in terrapieno. Sopra vi sorsero delle baracche.

Rosa Genoni, creatrice di moda e contraria alla guerra

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

 Dove sono finite le donne nel racconto della grande Storia? E durante la Prima guerra, qualcuno si è accorto di loro? Si ha l’impressione che siano rimaste invisibili. Poche righe anche nei manuali di Storia. Eppure con la Grande guerra le donne prendono il posto di mariti contadini, fratelli e figli  operai. Le fabbriche si riempiono di donne. Smettono di maneggiare pentolame e strofinacci, macchine da cucire e fabbricano armi. Non sarà così per Rosa Genoni, classe 1867, valtellinese, nata a Tirano, un bel borgo lombardo al crocevia tra centro e  sud Europa. Ma una terra  senza opportunità, soprattutto per le bambine di famiglie numerose.

Solo donne e bambini a Ravensbrück

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

 Lidia Beccaria critica l’equazione resistenza uguale lotta armata, perché oscura ogni altra forma di opposizione al regime, a cominciare da quelle forme di resistenza attuate dalle donne nel Lager.  Ravensbrück. Significa “ponte dei corvi”. Città concentrazionaria  nazista per sole donne e bambini, ospitò il maggior numero di deportate politiche italiane.

Frida Malan, partigiana combattente nelle Valli Valdesi, poi assessora per vocazione

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Figlia di un pastore valdese e di una maestra elementare, Frida Malan, classe 1917, è partigiana combattente nelle Valli Valdesi durante la Resistenza. Sorella di due comandanti partigiani, come è successo ad altre donne, ha difficoltà ad essere riconosciuta dagli stessi partigiani. Difficile dar credito a una donna nell’ambiente contadino montanaro patriarcale delle valli. I due fratelli non si fidano,  per la paura che si potesse lasciar scappare qualche segreto.

1945. Per le donne deportate, fu vera Liberazione?

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

Se vogliamo davvero rendere giustizia a queste donne, a tutte le donne, non basta la memoria storica. E’ fondamentale rivolgersi alle nuove  generazioni per favorire una presa di coscienza delle continue forme di violenza anche “simbolica” esercitate sulla donna.
26 Aprile 1945, sera. “Così si lascia Ravensbruck, così si varca il cancello di questa prigione maledetta ma cantando, nonostante la pioggia, nonostante il freddo, il fuoco e le guardie, cantando le canzoni preparate in un lontano giorno dell’estate passata per ben altra partenza”.