Performance teatrale UOMINI IGNUDI (testi di Claudia Piccinelli) Teatro civile per attualizzare le Shoah

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Guerra Shoah Resistenza

 Il  Teatro civile rappresenta un valido approccio per affrontare la storia collettiva. In particolare, nell’ambito del Giorno della memoria  la performance Uomini ignudi  porta all’attenzione  gli stermini dimenticati di omosessuali, rom e sinti, disabili. Presenta una ricostruzione rigorosa dei fatti mediante un testo teatrale corale,  costruito con fedeltà assoluta ai documenti, ordinanze, circolari ministeriali, testimonianze ai processi.Indaga  il rapporto vittima-carnefice, la criminalizzazione della vittima, il conformismo alla base dei genocidi.La fruizione della performance favorisce il coinvolgimento emotivo del pubblico e un atteggiamento empatico nei confronti delle tematiche affrontate.

 

 

Offre al pubblico opportunità per attualizzare il tema della violazione, rispetto, tutela dei diritti umani fondamentali e riflettere sui pregiudizi relativi alle diversitàcostruito con fedeltà assoluta ai documenti, ordinanze, circolari ministeriali, testimonianze ai processi. Indaga  il rapporto vittima-carnefice, la criminalizzazione della vittima, il conformismo alla base dei genocidi. La fruizione della performance favorisce il coinvolgimento emotivo del pubblico e un atteggiamento empatico nei confronti delle tematiche affrontate.
Offre al pubblico opportunità per attualizzare il tema della violazione, rispetto, tutela dei diritti umani fondamentali e riflettere sui pregiudizi relativi alle diversità.
Si segnala che l’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Club UNESCO di Treviglio “Il Caravaggio” che si aggiunge al patrocinio di “Officina memoria- Un treno per Auschwitz” di Brescia e al diploma di merito da parte della Commissione Scuola “Dolores Abbiati” dell’A.N.P.I . provinciale di Brescia.

 

 

 Alcuni spunti per attualizzare i temi del testimone-carnefice e del conformismo affrontati nella rappresentazione scenica Uomini ignudi.

La Bio-politica nel Novecento.   

Nel Novecento, la morte diventa  un progetto totale. La politica diventa bio-politica. La vita e la morte non sono più concetti scientifici, ma concetti politici. Il corpo dell’individuo è la posta in gioco delle strategie politiche. E’ inscritto nei tratti genetici del Novecento: la bio-politica pretende di decidere sul valore  o sul disvalore della vita come tale, quindi stabilisce qual è la vita degna e quella  indegna di essere vissuta. Il medico e lo scienziato, solo ed esclusivamente come appendici della sovranità dello Stato, si muovono nella zona-limite tra la non-vita e la non-morte.

(1939-40)  Con il Programma eutanasia (operazione T4), l’ eliminazione di 60.000 persone (handicappati fisici,  malati mentali, omosessuali, indegni di vivere)  e  la lotta contro i cittadini interni ed esterni allo Stato si fondono con la cura e la crescita dei cittadini.

Il nemico, per le SS, è la concretizzazione intellettuale e fisica  della potenza del male. L’esistenza fisica di certi popoli e di certe razze rappresenta l’espressione statistica e oggettiva del male. Per il solo fatto di esistere. Degrado fisico e morale del nemico, realizzato per gradi. Alla fine  le vittime diventano consapevoli di essere, non già uomini, ma dannati. Diventano consapevoli di essere, in una parola, l’espressione del Male. (D. Rousset)

 

                          Il dottor Ritter identifica una una rom, con un poliziotto (Archivio Federale Tedesco)

 

Il Conformismo alla base dei genocidi

L’affiliazione al gruppo, il bisogno di essere accettati, la dipendenza dal  giudizio del gruppo nasconde un’insidia: la tendenza ad uniformarci agli altri.
Violare le regole del gruppo  porta all’esclusione e alla vergogna per esserne stati esclusi.

L’esperimento di Stanley Milgram sul conformismo

Il conformismo è stato studiato attraverso un esperimento compiuto da uno psicologo sperimentale, Stanley Milgram.

Come è stato possibile tutto il male degli stermini?

Per rispondere alla domanda, il dottor Milgram organizzò un esperimento. Arruolò un grandissimo numero di persone, per studiare, così riferì ai partecipanti,  gli effetti del dolore sulla memorizzazione. Divise i partecipanti in due gruppi, il gruppo A e il gruppo B. Dette loro  anche una piccola paga: dieci dollari al giorno.

Il gruppo A doveva imparare a memoria una sequenza di parole e poi ripeterle al gruppo B, per  dimostrare quanto fossero bravi a memorizzare. Il gruppo B, che conosceva perfettamente la sequenza delle parole, ad ogni sbaglio, avrebbe somministrato una scossa elettrica. Ad ogni successivo sbaglio la scossa elettrica sarebbe diventata più forte, fino ad un livello di 300 volt, che è potenzialmente mortale.

In realtà, le scosse elettriche erano false. Quelli del gruppo A che urlavano e si contorcevano per il dolore  erano attori. Infatti, l’esperimento non era sulla memorizzazione di parole, come si era fatto credere loro, ma si trattava di un esperimento sull’obbedienza e sul conformismo.

 Domanda. Può un essere umano qualsiasi su istigazione di un altro essere umano qualsiasi, non meglio identificato, somministrare una scossa elettrica potenzialmente mortale a un suo simile che non ha mai fatto del male a qualcuno, salvo sbagliare una sequenza di parole di cui non interessa niente a nessuno?

 La risposta è Sì !  Fino al 65% della popolazione lo fa. Dopo un po’, quando l’attore si contorce sotto inesistenti scariche che, se fossero vere, sarebbero molto pericolose o potenzialmente mortali, allora,  in quelli del gruppo B, e solo allora,  per resistere al senso di colpa, scatta qualcosa di micidiale .

Quel qualcosa di micidiale che scatta nei torturatori del gruppo B si chiama criminalizzazione della vittima. Pensano i torturatori del gruppo B: Non sono io che sono un torturatore. E’ lui che non è capace di memorizzare queste dannate parole. 

La criminalizzazione della vittima è un fenomeno perverso che tende a proteggere l’aggressore dai sensi di colpa. Più sono gravi le colpe compiute dall’aggressore, maggiore è l’odio che l’aggressore stesso nutre per la vittima.

Nell’esperimento di Milgram, i pochi che si sono fermati, che si sono rifiutati di continuare, lo hanno fatto dopo le prime scosse, quando il dolore inflitto non era ancora stato troppo grave e la criminalizzazione della vittima non era ancora scattata.

Potenziali carnefici che sono stati in grado di resistere, che si sono fermati per tempo. Carnefici mancati.  Le persone, da sole o in gruppo, possono, dunque, dare attuazione a varie forme di distruttività o di male. Con o senza la consapevolezza di farlo.

Bio-chimica del successo. La disapprovazione del gruppo a cui apparteniamo ci causa un crollo della serotonina con conseguente sindrome depressiva. Chi è abituato al continuo successo e alla costante approvazione, ne diventa dipendente. Significa che è più disposto di altri, per non rinunciare mai al successo e all’approvazione, a fare qualsiasi cosa.      Timsel  in ebraico  puoi. Tu puoi fare. Tu puoi non fare.

La negazione dei diritti dell’uomo. Le società totalitarie sono  rigide. Al primo posto mettono la società, le persone sono solo dei pezzi intercambiabili.  La dignità della persona è negata, oggettivata, sostituibile. Le società totalitarie muovono innanzitutto dalla negazione dei diritti dell’uomo.

 

 Bibliografia essenziale di riferimento per il testo della performance  UOMINI IGNUDI (testi di Claudia Piccinelli)

-“A” Rivista, A forza di essere vento. Lo sterminio dimenticato degli zingari ( 2dvd+libretto)

- A.  Arlati,      Porrajmos e Samudaripen

- AA.VV.,  Bei tempi. Lo sterminio degli ebrei raccontato da chi l’ha eseguito e da chi stava a guardare

- D. Bidussa,  Dopo l’ultimo testimone

- G. Boursier, M. Converso, F. Iacomini, Zigeuner. Lo sterminio dimenticato

- M. Converso (da un’idea progettuale di) Gli stermini dimenticati (1933-1945) docufilm videotestimonianze (da Paragraph 175, a cura del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”; da “Il Porrajmos dimenticato” a cura di Opera Nomadi; da “La scienza e la svastica. Aktion T4” a cura di Agenzia per la vita indipendente.

- G. De Luna,  La passione e la ragione . Il mestiere dello storico

- S. De Mari,  Il drago come metafora

- A. Harent,    La banalità del male

- M. Impagliazzo (a cura di)  Il caso zingari

- P. Levi,  I sommersi e i salvati

- A. Levy,   Il cacciatore di Nazisti

- G. Lewy,    La persecuzione nazista degli zingari

- R. J. Lifton,   I medici nazisti

- P. Petruzzelli,  Non chiamarmi zingaro

- O. Rosenberg,  La lente focale

- G. Schwarz,  Una donna al suo fianco.  Le signore delle SS.