Dalla Romania in Italia per studiare

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Donne, lavoro, emigrazione

La sera vado a scuola e di giorno aiuto la mia mamma ad assistere nonno Angelo

 

Andreea Maria (Chiari)  Per la prima volta quando sono venuta in Italia mi è piaciuto tanto perché qui la vita è diversa da quella della Romania. Mia mamma ed io siamo arrivate in estate 2008, io avevo diciassette anni. Mio papà era già qui da un anno e mezzo. Sono stata un mese in vacanza, poi i miei genitori hanno parlato e abbiamo deciso di rimanere qui, perché mi mancava tanto mio papà. Mia mamma non era molto convinta perché perdeva il suo lavoro in Romania. Lei era impiegata in una società che faceva le pulizie delle strade e la raccolta dei rifiuti. Lavorava anche come cassiera in questa ditta. Aveva un posto buono, ma guadagnava poco e, alla fine,  ha rinunciato a tutto per accontentarmi.

All’inizio è stato difficile perché abbiamo dovuto iniziare tutta la vita da zero. Il problema più grosso è stato quello della lingua. Io ho imparato in fretta la lingua italiana, così adesso la insegno alla mia mamma. Il mio papà, invece, la capisce ma non la parla ancora. Così quando non è con gli altri suoi cognati o amici  rumeni vado io con lui a fare la spesa, oppure lo accompagno a parlare con le persone negli uffici. Io mi sono iscritta alla Ragioneria di Chiari al corso serale, così posso studiare e prendere un diploma e continuare a cantare. Mia mamma, prima, in Italia non lavorava.

 

                                                               Andreea  a scuola in Italia

Solo mio papà era l’unico che portava soldi in casa. Dopo tre mesi ha iniziato anche mia mamma a lavorare. Fa la badante dal signor Angelo, che ha novantasei anni. Io do il cambio alla mia mamma così l’aiuto un po’. Siccome mio nonno, il papà di mio papà, è morto giovane, il mio papà è come se non avesse mai avuto un padre e così si è affezionato al signor Angelo. Gli fa la barba, il bagno, lo aiuta a vestirsi. E poi lo ascolta molto. Il signor Angelo parla sempre della guerra, che è andato in Russia, sulle tradotte a portare i rifornimenti al fronte in Russia. E racconta che il capitano sceglieva sempre lui, quando erano sulle tradotte, per preparargli il caffè. Sì, perché di lui il capitano si fidava, siccome era sempre ben pulito e aveva una faccia di un bel colorito che ti dava fiducia.  Oppure racconta di quando, sempre sulla tradotta, mentre stava pelando le patate per la cena, siccome cominciava a fare buio e tutto il vagone era chiuso, un soldato ha fatto un po’ di luce col fuoco, fuori hanno visto la luce e qualcuno ha sparato verso la tradotta. Il proiettile è entrato dentro e ha sfiorato la testa del nonno che per lo spavento è caduto a terra e per quella sera non ha più pelato nemmeno una patata. Poi il signor Angelo ha fatto anche il ferroviere e racconta sempre che una volta ha fatto fermare un treno che aveva il fuoco nelle ruote. Così non c'è stato il disastro.

 

Lui dice che è stato bravo. Il mio papà lo ascolta, e gli risponde con le uniche parole che sa dire in italiano: "Sì…sì ", ma io rido perché mi accorgo che non capisce quello che dice il signor Angelo. Lui continua a ripetere: "la carità onesta föra de l’ös détèr dèla finestra"  (la carità onesta esce dalla porta e rientra dalla finestra). Tante volte, invece ricorda le sue fidanzate e parla come se loro sono ancora innamorate di lui. Dice che in paese lo chiamavano “rubacuori” perché tutte le ragazze che ha conosciuto lo volevano sposare, siccome aveva un bel lavoro e anche la cascina con la terra e le mucche. Dice che era molto bello da giovane, ma anche adesso che è vecchio è bello, perché - lui dice - quando un uomo è vecchio, basta che sia ordinato, è sempre bello! Io mi diverto e lo ascolto. A lui piace molto cantare “La Marianna va in campagna” oppure “Un giorno all’osteria” “ Mamma mia dammi cento lire”  “Maria lavava, Giuseppe stendeva”. Anche io ho imparato tutte queste canzoni italiane e ogni tanto le canto insieme a lui, facciamo proprio un bel coretto. Anche la mia mamma le ha imparate. Quando vedo che lui è triste gli dico: "Dai, nonno, cantami una canzone, ma di quelle belle".  Così il signor Angelo è contento perché c’è qualcuno che lo ascolta. A lui piace raccontare,  continua a parlare e ogni tanto chiede a mio papà di dire anche lui qualcosa. A volte il signor Angelo insegna a mio papà qualche parola in italiano, ma lui se la dimentica.

 

                                                               Ileana con nonno Angelo

Però a volte il nonno fa i capricci. Succede alla domenica quando la mia mamma ha la giornata libera. Allora viene un’altra signora ad assisterlo, ma lui non vuole alzarsi dal letto. Dice che è stanco, molto stanco. Si alza solo per andare in bagno e non vuole neanche mangiare il pranzo che ha preparato la mia mamma. Alla sera, quando la mia mamma arriva, deve far alzare il nonno dal letto, aiutarlo a lavarsi e preparargli la cena, che poi è ancora il pranzo che non ha mangiato a mezzogiorno. E quando la vede le dice: " Ma dove sei stata tutto questo tempo? Non si lascia solo un vecchio come me tutto il giorno! Lo sai che io ero in pensiero per te? Dài siediti che mangiamo insieme". Sì, lui aspetta proprio mia mamma. Però il nonno è proprio bravo perché quando la mia mamma gli prepara i piatti rumeni lui dice: " Mamma mia…che specialità…Sei bravissima a cucinare, dove hai imparato, al tuo paese?".  A lui piace il sarmale che è un piatto rumeno, sono involtini di verze ripiene di riso, carne e verdure. E’ anche molto goloso. Quando la mia mamma gli prepara i dolci con la crema o lo strudel di mele, lo deve nascondere altrimenti se lo mangia tutto lui.

 La mia mamma ha imparato a cucinare anche piatti italiani perché lei e la nuora del signor Angelo si scambiano le ricette. La mia mamma ha imparato a fare le lasagne e alla domenica le prepara anche per noi, qualche volta. Ma io preferisco i piatti rumeni, è normale. Solo che noi le crepes le facciamo dolci, con il cioccolato o la marmellata. La nuora del signor Angelo ha detto alla mia mamma di provare a mettere il sale al posto dello zucchero e preparare il ripieno al prosciutto e formaggio, oppure metterci i funghi e poi coprire tutto con la besciamella e cuocere in forno. Proprio un piatto buonissimo! Invece  la mia mamma ha insegnato alla nuora  del signor Angelo a preparare la maionese a mano, con la forchetta. Si mescolano due tuorli dell’uovo, uno crudo e uno sodo, si mescola bene, si fa scendere l’olio di girasole a piccole gocce e, alla fine, per insaporire noi non mettiamo l’aceto, ma un cucchiaino di senape. Anche al signor Angelo piace molto la maionese della mia mamma.

                                                  nonno Angelo ferroviere, anni Sessanta

Il nonno, siccome è goloso, tante volte prende la frutta, quella bella matura e se la porta in camera perché –dice- se di notte gli viene fame, non deve andare in cucina. Però in cucina a volte, di notte, ci va lo stesso. La mia mamma lo sente che apre il frigorifero e si mangia una bella fetta di formaggio o quello che di buono ci trova dentro in quel momento. Ma al mattino lui dice che non è vero che  si è alzato, non è stato lui a prendere le cose dal frigo. E poi si mette a ridere. Allora la mia mamma non sa se la sta prendendo in giro o se davvero il nonno non si ricorda quello che fa di notte. Ci vuole proprio tanta pazienza, perché quando il nonno si sveglia di notte e non vuole dormire, si mette a cantare oppure bussa alla porta della camera della mia mamma con la scusa che gli serve la scopa. "Signor Angelo, vai a dormire, non ci sono le scope, qui, questa è la mia camera, non la cucina!". Così anche lei si sveglia, non riesce più ad addormentarsi e per tutta la giornata ha il mal di testa. Però deve lavorare lo stesso. E io la vedo che è davvero stanca e ha gli occhi fondi. Allora rimango un po’ a farle compagnia e le dico di andare a riposare che sto io con il nonno. Ma lei mi risponde di non preoccuparmi, che dormirà la prossima notte.  Anche quando il nonno dice delle cose non belle che adesso io non posso dire, la mia mamma non si arrabbia, sta zitta oppure cerca di tranquillizzarlo.

Adesso il mio papà ha perso il lavoro. Se non lo trova entro due mesi, forse deciderà di tornare in Romania. La mia mamma sta ancora lavorando come badante. Io devo finire la scuola, adesso sono in terza superiore, anche se ad agosto ho deciso di sposarmi. Mi sposerò in Romania, ma poi ritornerò in Italia.

vedi link: www.noidonne.org