Fare la cuoca a Igea Marina, nei pensionati di Milano e al Lago Maggiore

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Donne, lavoro, emigrazione

 Il mio lavoro? Cuoca. Ero in cucina tutto il giorno, in una colonia per tutta la stagione

Maria (Chiari )  Ho iniziato nel ’69, a trentatré anni. Facevo la cuoca nella colonia a Igea Marina. In principio, la colonia la amministrava l’Acli, poi invece è passata comunale. Lavoravo quattro mesi all’anno, dai primi di giugno e finivo verso il venti di settembre. Sono rimasta vedova nel ’67 con tre bambini.  Quando ho iniziato ad andare alla colonia, il mio primo figlio aveva sette anni . L’ultimo anno lui non è venuto  perché  faceva già il manovale! Dunque sarò andata per otto o nove anni. Andando a lavorare nella colonia al mare, intanto le vigilatrici guardavano i bambini. Io di notte potevo dormire con loro, così ero tranquilla. Neanche un soldo ho visto! Non prendevo soldi perché i miei bambini non pagavano, ma gli altri, ognuno pagava la sua retta. Il mio lavoro? Cuoca. Ero in cucina tutto il giorno. Cominciavo la mattina alle cinque, finivo la sera alle dieci. Mettiti conto: centottanta tra ragazzi e bambini, una ventina di vigilatrici  e poi  venticinque del personale che faceva lavori generici. Vedevo solo pentole. Pentole grossissime per la pasta, il latte, per il tè, per il caffè. Calcola…duecentotrenta, duecentoquaranta persone al giorno. Finito di preparare la colazione si ricominciava: il sugo per la pasta, la carne, la verdura… Tutto da preparare. Anche la merenda,  pane e marmellata, pane burro e zucchero, pane e nutella o, al massimo, una briosc, ma quella, raramente. Per cena: la minestra o la pastasciutta oppure  il riso, la carne o l’affettato…qualunque sia cose che si poteva fare. Un piatto che piaceva a tutti, e che è sempre piaciuta, era la pastasciutta. Ah, il sugo si faceva ogni giorno: pomodoro e basilico, ma anche sugo di carne, una volta ogni tanto. … Di verdure c’erano quelle buone, di stagione. Anche il pesce se si voleva,  perché eravamo nella zona dei pescatori.

E’ sempre andata bene. Oh, sì forse tranne quella volta che abbiamo perso un bambino. Erano tutti a tavola e io dovevo passare in sala per vedere se era tutto a posto. Perché così voleva madre Ines. Allora eravamo con madre Ines. Chi l’ha conosciuta,…che bote !!!   Sono entrata in sala: c’era un posto vuoto!  Un posto vuoto!? E io: "Madre, chi c’è in infermeria?" "Nessuno, Maria!"  "Come mai…nessuno? Guardi là, madre, c’è un posto vuoto, manca qualcuno!"  "Ma no, Maria non manca nessuno!". Non ero convinta. Sono andata dal Direttore Fogliata: "Guardi, Direttore, che lì dovrebbe mancare un bambino…perché…vede?"   "No, Maria, non manca, stai tranquilla." E invece mancava. Tutti i ragazzi erano andati al circo, che c’era il circo a Igea Marina. Si vede che lui è uscito, si è trovato un po’ a disagio. Non era poi che tanto grande, aveva otto anni. Ha trovato una bicicletta fuori da un negozio, si è preso la bicicletta e si è messo a girare. Fortuna che abbiamo chiamato i vigili. Sono andati a cercarlo e tre ore dopo ce l’hanno riportato alla colonia.

Poi nel ’73, quando l’asilo è passato comunale, ho cominciato ad andare a fare la bidella all’asilo. Finalmente ho avuto il posto fisso. E ci sono stata ventitré anni. Mia mamma e mio papà facevano i bidelli alle scuole elementari fin dal ’47. Dopo ha cominciato anche mio fratello, e poi è toccata a me. Adesso siamo in pensione anche noi. Dopo il ’73, avevo ottenuto lo stesso  di andare in estate a fare la cuoca alla colonia, siccome era passata comunale anche quella. Però gli ultimi due anni ci stavo poco al mare, non tutta la stagione, perché eravamo tre cuoche e facevamo un turno e mezzo ciascuno.

 

Da Pontoglio   nei Pensionati a Milano

 Lucia (Pontoglio) A quindici anni ero nel Pensionato di via Sant’ Andrea a Milano, come aiuto cuoca. Lì c’erano le operaie che andavano fuori a lavorare negli stabilimenti di Milano e poi rientravano e si fermavano a mangiare e a dormire perché non avevano l’occasione di andare a casa. Non potevano ritornare a casa ogni giorno, perché venivano dai paesi. Alle sei del mattino ci si alzava, preparavamo la colazione. Finito la colazione, il lavandino, che vuol dire lavare tutte le tazze e i pentoloni del latte. Poi si iniziava a pulire la verdura. Verso le dieci, andavamo nelle camere a rifare i letti e le pulizie. Sono rimasta tre anni. Tornavo a casa ogni quindici giorni, in treno. La domenica andavamo con le altre ragazze all’oratorio, a chiacchierare un po’. Due ore di libertà solo la domenica pomeriggio. Si rientrava alle quattro. Si preparava la cena  per le operaie che arrivavano verso quell’ora.

 

Da Pontoglio a Milano e al Lago Maggiore

 Anna (Pontoglio) Anch’io come mia sorella Lucia lavoravo nel Pensionato di uno stabilimento di Cusano Milanino. Essendo in undici in famiglia, io ero l’ultima di undici…e siccome sono andati anche tutti gli altri, a quindici anni hanno mandato a lavorare anche me. Le operaie dello stabilimento facevano i turni, uno al mattino, uno al pomeriggio. Alle quattro e mezza del mattino, noi aiutavamo la cuoca a preparare la colazione e poi si cominciava a preparare il pranzo. Il Pensionato era diretto dalle suore Ancelle della Carità. Siamo state indirizzate al Pensionato da una nostra cugina suora che lavorava già lì. Una suora della lavanderia pretendeva oltre al lavoro in cucina di farmi lavorare nella lavanderia. Io non volevo. Allora lei mi ha detto di ubbidire, di rispettare il suo abito. Ma io le ho risposto che non lo rispettavo perché era troppo cattiva, prepotente. Sono rimasta un anno e mezzo al Pensionato e un anno e mezzo da una signora a Milano, come cameriera. Tornavo a casa una volta alla settimana. La signora era anziana e anche molto…ricca. Aveva bisogno di compagnia e di  un aiuto nelle pulizie della casa. Ho fatto come la badante, insomma. Comunque, mi trovavo meglio dalla signora anziana che dalle suore del Pensionato.

In inverno si rimaneva a Milano, in estate si andava con gli invitati al lago Maggiore, alla casa della signora, a Lesa, proprio sul lago. Io dovevo preparare il pranzo per gli ospiti. Tante volte erano sette, otto, dieci. Mi aiutava un altro cameriere, anzi a volte era anche più di uno e  c’era anche il custode e le stanze per tutti gli ospiti.

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