Da Tiziana "Alla stazione" di Noto

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Donne e lavoro

“Alla stazione” di Noto si arriva da Siracusa con una littorina a gasolio, due vagoni, un tempo a scartamento ridotto,   binario unico.  A pochi passi,  il b&b di Tiziana.   Avvolti da una afosa giornata estiva, pesante come una coperta, si rimane sorpresi dalla calma e tranquillità   che non ti aspetti di trovare in questi luoghi della Trinacria.

 

Tiziana racconta il suo b&b “Alla stazione”

Ora, quello del b&b è diventato il mio primo lavoro. Nel 2010, dopo un anno di chiusura, lo abbiamo riaperto. Laureata, figlia unica considero questo bed and breakfast l'ultimo dono che mi ha fatto mio padre Salvatore. La sua lungimiranza, avviando questa attività  in tempi in cui a Noto non era ancora esploso il turismo, sia di massa, sia culturale, mi ha garantito la possibilità di lavorare e  rendermi economicamente autonoma. Gli sono tanto grata. Prima, venivo a pulire e basta, mi defilavo, rifuggivo dalla gente. La colazione la faceva mia mamma. Il rapporto con le persone lo teneva mio padre. Parlava bene l’inglese, ci sapeva fare. Quando è venuto a mancare abbiamo perso molti clienti. Ma la loro conduzione pareva quella di una locanda, arrivavano soprattutto anziani. La gente gradiva l’accoglienza familiare dei miei genitori e la riservatezza  di mamma Enza. Dai miei  ho imparato il rispetto, capire le persone, sempre più esigenti nel corso degli anni. Nella mia attuale gestione ho scelto però di favorire una clientela più giovane.

Mi sono rimboccata le maniche

Ho dovuto imparare  lavori pesanti, di precisione. La tinteggiatura con il rullo e le finiture del profilo con il pennellino. Con il trapano, i buchi nel muro per mettere gli infissi delle tende. La cura nell’ arredamento semplice  combinata  ai colori pastello, tenui. Appese nelle camere, alcune mie opere multimateriche.  Realizzate con gli acrilici, il collage e le increspature con la carta assorbente, polvere brillantinata per  gli effetti di luce, prediligono il femminile, la sua forza unita alla delicatezza.

 

 

Accoglienza e ospitalità

Accolgo gli ospiti con la mia presenza silenziosa.  Mi piace lasciare  qualche caramella in camera, un fiore, perché non sia solo un dormitorio. Alcuni al primo momento  mantengono il distacco, convinti che non sia una gentilezza disinteressata. Offro la semplicità, piccoli gesti che fanno star bene.

Per colazione agli stranieri preparo frittatine, uovo al tegamino, formaggio caciocavallo -a loro piace molto- oppure ricottine. Marmellate, cioccolata, yogurt, succhi agli agrumi. Gli italiani assaggiano volentieri le nostre specialità, cornetti ripieni, oppure cannoli siciliani alla ricotta e pistacchi, che ti saziano per  tutta la giornata. E ancora, melone, anguria, fichi d’India. Il profumo del caffè alla mattina, poi,  non può mancare sulla tavola degli italiani.
Diciamo: “Per qualunque esigenza ci trovate al piano di sotto”. Una sera un signore viene a chiedere una camomilla, mia mamma la prepara, lui si ferma con noi per una bella chiacchierata. Ci ha ringraziate,  si è come sentito a casa propria. Chi sceglie di pernottare da noi, si deve sentire  ospite, non cliente.  Un’altra volta mi chiamano tre ragazze straniere con la loro insegnante, le aspettavo per le nove di sera.  Il treno in ritardo, hanno perso la coincidenza. Mi sono precipitata in macchina a Siracusa a prenderle, non me la sentivo di lasciarle là.

E poi fa piacere, gli ospiti si ricordano di me, una volta ritornati a casa. Mi inviano regali, anche col corriere, come dalla Puglia orecchiette, taralli, olio di produzione propria.  Pitte ‘mpigliate da una coppia di calabresi.

 

Il mondo in casa

 Da tre anni vengono gli infioratori dell’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria.  Per l’infiorata, la terza domenica di maggio, realizzano disegni a tema con  petali di fiori.  Quando durante l’anno il liceo di Noto organizza viaggi e scambi culturali, gli studenti e i professori vengono da noi. Quest’anno sono arrivati i Catalani.  I giovani quelli arrivano in agosto. Loro vivono la notte, si alzano tardi, fanno colazione con i loro tempi dilatati, e poi un po’ di relax al mare.

E’ bello accogliere persone da ogni parte, ti entra il mondo in casa e  impari davvero tanto. Ma è reciproco.  Mi hanno stupito i turchi, guardavano la mia caffettiera come fosse un oggetto proveniente dallo spazio, ma non osavano chiedere. Hanno voluto vedere come funzionava e al mercato se ne sono comprata una. Invece alcuni valdostani davanti ai fichi d’India: “Ma li abbiamo visti solo sulla pianta!”.   Ora, su un piatto per la frutta potevano assaggiarli. Graditissimi. E’ venuta anche la famiglia Togni del circo, nel 2003, con le figlie.

 

Incontri a colazione

Il momento della colazione è ricco di sorprese. Ho visto nascere amicizie, la sera si danno appuntamento al Corso. Persone si sono ritrovate dopo tanti anni. Due coppie hanno scoperto impensate coincidenze e di avere parenti in comune. In un’altra occasione, si sono incontrati due vecchi compagni di scuola. Fa piacere, molti ospiti si ricordano di me, una volta ritornati a casa. Mi inviano regali col corriere, dalla Puglia orecchiette, taralli, olio di produzione propria.  Pitte ‘mpigliate da una coppia di calabresi. Come se l’incontro si prolungasse a distanza.

 

 

La mia Noto: arte, barocco,  spiaggia e mare

Ho visto crescere la mia Noto  a livelli internazionali, dopo il crollo della cupola della cattedrale di San Nicolò, nel 1996. L’interessamento della Rai,  l’ inserimento da parte dell’ Unesco del centro storico  insieme ad altri 12 centri della provincia di Siracusa tra il patrimonio culturale dell’umanità. Prima, Noto  era sconosciuta agli occhi del mondo, noi stessi non ci rendevamo conto. Si sentiva dire  la chiesa all’angolo andrebbe abbattuta, servono parcheggi. Poi la gente ha cominciato ad arrivare. Prima per vedere la ferita nel cuore del barocco. Dopo la ricostruzione, per ammirare l’ultimazione dell’opera.

C’è una spiaggetta tra i resti archeologici e l’oasi faunistica nella riserva di Vendicari, è Calamosche. Mezzora a piedi, fino a poco tempo fa ci andavamo solo noi residenti con borsoni, frigo, ombrelloni in quella spiaggetta deserta, caraibica, chiusa da due scogli, acqua cristallina. Oggi molti sono gli ospiti  che arrivano  e già sanno, l’hanno sentita nominare, chiedono come raggiungerla.
Bella anche la “spiaggia dei bambini” : “Ecco, ho trovato il mare che cercavo”. Non è un’acqua insidiosa,  si affondano i piedi nella sabbia morbida, dorata come i marmi della nostra Noto.

Uno scambio,  un dono

Sto allestendo un angolo  per la lettura con  sedia a dondolo, penso a una verandina. Alcuni ospiti mi hanno donato dei libri.  Una signora tedesca -conosceva sei lingue-  mi ha chiesto se poteva scambiarli con tre dei suoi. Mi piacerebbe continuare questo scambio, mi affascina sapere che da casa mia, libri vanno a spasso per il mondo, di mano in mano, di casa in casa.  A Siena in un mercatino ne ho comprati molti  in francese, inglese, russo. Ho contrattato il prezzo, li metterò a disposizione.

I miei progetti

A ottobre daremo una bella ripulita alla facciata del b&b. Mi piacerebbe l’azzurro, richiama il mare, invece dovrò scegliere un colore neutro, perché si integra meglio con gli edifici accanto. Spero non rimanga un sogno una bella terrazza con il prato inglese, gazebo di legno, lettini, sedie, ombrelloni, sdraio,  candeline da accendere la sera. Chissà, se i miei figli crescendo mi daranno un aiuto, possiamo riuscirci.

 

 vedi link: b&b "Alla stazione"