L'estate delle ragazze alla colonia Fassi, fine anni Cinquanta

Scritto da Claudia Piccinelli. Postato in Donne e lavoro

Grazia, classe 1941, racconta la sua prima vacanza: a lavorare, in colonia

 

La prima volta lontano da casa

Cercavano ragazze di sedici, diciassette anni, come aiutanti in colonia. Erano gli ultimi anni Cinquanta. Volevano persone fidate, perché dicevano che una ragazza giovane poteva rimanere incinta anche solo con l’aria. Abitavo nelle case di proprietà di Piera Festa, all’inizio di via Zeveto . Più grande di me, aveva fatto la commessa in salumeria dai Tosi, poi ha trovato di fare la vicedirettrice alla colonia “Fassi” di Vallecrosia. Ci conosceva bene : “Santina, lasci venire Grazia, non deve preoccuparsi, ci sono anch’io…” Figuriamoci, vedova e con altri tre figli piccoli a casa, mia mamma non era molto contenta. Ma io ero convinta.  A giugno, partiamo in treno, fino alla colonia, tra Bordighera e Ventimiglia. Dentro la valigia nuova, bella, comprata apposta, il cambio di una stagione. Le altre inservienti, le assistenti e le signorine erano già abituate a spostarsi da casa per lavorare. Per me era la prima volta che uscivo di casa, anche a dormire. Una cosa nuova, ecco.

Avevo già dato fastidio

Il primo giorno, in cucina. Non era grande, ma c’era già la friggitrice, il pelapatate. E l’inserviente più anziana: “ Arrangiati! Fai quello che ti senti di fare. Guardati in giro e non stare ferma sui due piedi”. Ho visto i mestoli di alluminio appesi. Erano neri. Sotto il lavandino ho trovato una paglietta, di quelle con il sapone. Mi sono seduta, un grembiule sulle ginocchia e ho cominciato a sfregare i mestoli. Sono diventati splendenti. La direttrice, all’ispezione: “ Eccome se si capisce che è arrivato qualcuno di nuovo! Vedo qualcosa luccicare che prima non avevo mai visto, brava!” .

Così, il primo giorno avevo già dato fastidio a qualcuno.

 

 

                  Piera Festa, vicedirettrice della colonia Fassi con Grazia, a Vallecrosia, fine anni Cinquanta

 

Zitta, per paura delle minacce

Non c’era la lavastoviglie, si doveva lavare tutto a mano. Al mio turno -una settimana a pulire bicchieri- il detersivo è finito in fretta. E le altre : “ Hai visto? Hai consumato troppo detersivo! Adesso vai dalla direttrice che te lo farà pagare”. Infatti voleva sapere del detersivo e dei bicchieri rimasti opachi. E io: “ Ne ho usato poco, non so cos’è successo!” Per paura delle minacce delle inservienti sono stata zitta. Ma io il detersivo non l’ho pagato. Dopo ho capito che la direttrice le aveva sgridate, perché prendersela con una ragazza più piccola, appena arrivata….non so.

Raccomandazioni

Capitava di accompagnare i bambini in spiaggia, con l’assistente. Chiudevo la fila. Mi riempiva la testa di centomila raccomandazioni, attenta alle macchine, e se proprio c’è pericolo -ricordati- mettiti in mezzo tu, ma non lasciar investire il bambino.  Si sperava sempre nel tempo bello. Bambine e bambini, cappellino in testa, la divisa bianca, maglietta e pantaloncini corti rimanevano in giardino. Grande, con palme giganti un tronco grosso così, bei pini. Si sentiva un profumo intenso di resina e lo scricchiolio della ghiaia strisciata sotto i piedi. Sempre giochi liberi, a nascondino, a prendersi, salto con la corda.  Ambrucio, non potevano , altrimenti si scompigliava la ghiaia.  Dovevamo controllare, giravamo nel parco, se qualcuno litigava, una bella fischiata e… seduti! Se capitava di farsi male, c’era l’infermeria.

5mila lire

Aspettavo il pomeriggio per la pausa di due ore. Il tempo per arrivare alla spiaggia di sassi. Mi sedevo in disparte a fare le parole crociate, le altre chiacchieravano e ridevano sotto l’ombrellone. La sera, si poteva uscire  in gruppo.  Passeggiare tra le serre di garofani,  sotto il naso un buon profumo di fiori. Ma con l’occhio all’orologio, per essere puntuali  al rientro, altrimenti…..
Si dormiva in camere da quattro. Le altre  prima di addormentarsi parlavano ore, io le ascoltavo e poi mi addormentavo. Mi hanno pagato 5mila lire. Non le ho neanche viste, le hanno date in mano a mia mamma. L’anno dopo non sono più andata. Servivo a casa, con tre fratelli più piccoli, e nel negozio di fruttivendola. Forse mia mamma credeva di avermi mandato in vacanza!